Sulle rotte del sogno: Luca Mauceri, un viaggiatore dell’anima

da un articolo di  Aryavarta

Intervista di Domenico Ricciotti per aryavarta

D. Luca Mauceri, 37 anni, attore, autore, musicista e compositore, in poche parole, uomo di teatro o artista a tutto tondo. Tu come ti definiresti?

R. Io mi definirei un viaggiatore dell’anima sulle rotte del sogno. Amo sentirmi
parte del tutto infinito e cerco di farlo attraverso le parole dei poeti o attraverso le mie piccole note, ma il senso non cambia. Amo pensare che tutto questo sudore, tutta questa fatica, tutto questo mio viaggiare e recitare e suonare possa servire a qualcosa o a qualcuno, possa essere una stella nella notte, possa diventare segno tangibile del fatto che un altro mondo è possibile se solo impariamo a guardare in modo diverso.

D. Scorrendo il tuo curriculum vitae, oggettivamente, si resta colpiti dal fatto che, per te, l’attività artistica è soprattutto una passione, quasi una ragione di vita. Quando ti sei accorto del sorgere di questa passione e quando hai deciso di seguirla?

R. Credo di aver capito da bambino che mi piaceva imitare le voci, raccontare
storie, inventare scenette e spettacoli per amici e parenti. Poi quando ero studente al liceo, frequentando il mio primo corso di teatro sentii che qualcosa di forte si muoveva dentro e così, al momento di scegliere l’università, decisi per Arti e scienze dello Spettacolo a Roma.

D. Importante, per comprendere la tua personalità, è stata l’attività che hai svolto nelle scuole della tua città per la promozione del teatro tra gli studenti. Forse, questo tuo atteggiamento verso la sensibilizzazione dei giovani al teatro dipende dai maestri che hai avuto, dai tuoi riferimenti, dai tuoi miti, ovvero attori o registi che hai conosciuto o solamente ammirato?

R. I miei maestri o gli artisti che ammiro possono aver contribuito a questo aspetto del mio lavoro nella misura in cui hanno saputo trasmettermi la verità e l’onestà di un difficilissimo mestiere. L’attività che nel tempo ho portato avanti nelle scuole, fatta di incontri, seminari, laboratori annuali e spettacoli è stata sempre per me la via per arrivare ai giovani in modo diretto, con la consapevolezza di poter donare loro qualcosa di diverso e con la speranza sempre di allargare i loro orizzonti e alzare il loro sguardo. Non ho mai avuto la pretesa di insegnare teatro, anche se comunemente si usa dire così. Credo che l’arte non si possa insegnare ma allo stesso tempo credo che sia possibile passare un’esperienza e un modo diverso di vivere le cose, e questo ho tentato di fare, senza forzature e senza fondamentalismi.

D. La vita di ogni uomo è costellata di successi e insuccessi. Nel tuo caso, in che occasione hai percepito di aver colto l’occasione per realizzare i tuoi sogni e, se ci sono state, quali invece le situazioni che ti hanno fatto riflettere su quello che stavi facendo?

R. Beckett dice più o meno che la vita è un pozzo con due secchi, uno che scende a riempirsi e un altro che sale a svuotarsi. E’ un po’ così che la penso. Successi e insuccessi fanno parte della dualità dell’esistenza, sono lo yin e lo yang, il fas e il nefas attraverso cui navigare costantemente. Ovviamente ho vissuto esperienze positive ed esaltanti come situazioni meno piacevoli ma certamente ho compreso che stavo bene quando quel che facevo aveva un senso e contribuiva a gettare luce sul mondo. Oggi più che mai sento per me giusto questo sentiero. Sento cioè che al di là dello spettacolo agito e del palcoscenico su cui ti trovi, quel che conta è non sprecare l’occasione di poter dire qualcosa di utile al mondo, qualcosa che lo illumini e lo consoli, qualcosa che vibri, scuota e consenta un cambiamento. A volte le esperienze migliori le ho vissute in paesini sperduti, con pubblici fatti di anziani o ragazzini o gente che magari non aveva grande cultura teatrale. Eppure lì nasceva l’incantesimo e la sera andavo a dormire con la gioia di aver saputo dare.

D. Oggi stai lavorando a Siracusa ad un importante allestimento. Quale è il tuo ruolo in questo progetto e quale saranno i tuoi impegni per il futuro.

R. Si, attualmente lavoro su commissione dell’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) per la composizione delle musiche per la commedia di Aristofane LE DONNE AL PARLAMENTO che debutterà il 13 maggio con la regia di V. Pirrotta e con la bravissima Anna Bonaiuto come protagonista. Si tratta di un lavoro complesso e delicato, una grande responsabilità e la sensazione di entrare un po’ “nella storia” insieme a mostri sacri del teatro e della musica che mi hanno preceduto.
Oltre questo lavoro, tra i prossimi impegni, ci sarà sicuramente la lavorazione del mio nuovo disco SECRETS, prodotto da EMA Records e Giovanni Valle Edizioni Musicali, un album di musica classica contemporanea strumentale registrato tra dicembre e marzo scorsi, un grande progetto che sarà distribuito in tutto il mondo a partire dalla fine di quest’anno. Inoltre debutterò il 17 maggio al Water Festival di Terni con LA BALLATA DEL VECCHIO MARINAIO di Coleridge per la regia di Riccardo Leonelli, talentuoso attore e regista uscito dall’Accademia S. D’Amico di Roma.

D. La tua poliedrica personalità, forse, non rischia di distrarti da un obiettivo, oppure ritieni di poterti esprimere compiutamente in tutto quello che fai? Esempi di persone che fanno molte cose, e bene, ce ne sono tante!

R. E’ vero, di persone poliedriche che sappiano portare avanti con successo le proprie attività ce ne sono … e io non so se posso rientrare in quella cerchia. Certamente ci provo con dedizione e forte spirito critico nei miei confronti. Il rischio di disperdere le energie esiste ma negli ultimi tempi, anche grazie ad alcune scelte nette da me fatte mi sembra di riuscire a mantenere il filo dell’equilibrio non solo artisticamente ma anche nei confronti di questo mio passaggio terreno fatto di palcoscenici, di note, di luci e di sipari ma soprattutto di persone. Perché, come diceva qualcuno, alla fine di tutto, quel che conta non è il teatro o la musica … ma la Vita.

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