HEINE LIEDER => Leonardo Wolovsky, Andrea Passigli

Franz Schubert
Der Atlas
Ihr Bild
Das Fischermaedchen
Die Stadt
Am Meer
Der Doppelgaenger

Robert Schumann
Dichterliebe, Op. 48.

Im wunderschoenen Monat Mai
Aus meinen Traenen spriessen
Die Rose die Lilie
Wenn ich in deine Augen sehe
Ich will meine Seele tauchen
Im Rhein in heligen Strome
Ich grolle nicht
Und wuessten’s die Blumen
Das ist ein Floeten und Geigen
Hoer ich das Liedchen klingen
Ein Juengling liebt ein Maedchen
Am leuchtenden Sommermorgen
Ich hab’ im Traum geweinet
Allnaechtlich im Traume
Aus alten Maerchen
Die alten boesen Lieder
Clara Wieck
Sie liebten sich Beide

Felix Mendelssohon Bartholdy
Reiselied
Auf Fluegeln des Gesanges
Neue Liebe

Franz Liszt
Ein Fichtenbaum steht einsam

Johannes Brahms
Es schauen die Blumen
Der Tod das ist die kuehle Nacht

Edward Grieg
Abschied

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Il compositore non deve tanto penetrare profondamente il senso del Lied quanto piuttosto diventare egli stesso poeta del Lied.
E. T. A. HOFFMANN

Nel 1997 ricorreva il bicentenario della nascita del poeta Heinrich Heine ma anche quello di Franz Schuben primo compositore del cosidetto Lied romantico. L’istituto Culturale ltaloTedesco ha realizzato una serie di concerti annuali incentrati su questo legame tra parola poetica e musica. La presente registrazione dal vivo di queste serate in Sala Vanni a Firenze raccoglie una scelta rappresentativa di Lieder scritti da compositori che si ispirarono alle poesie di Heine primi tra tutti per importanza Schubert e Schumann. Anche autori come Clara Wieck, Mendelssohn, Liszt, Brahms, Grieg e perfino l’americano Charles Ives, che rappresenta un ponte verso il nostro secolo attinsero al “Buch der Lieder” di Heine.

Heine che nacque a Duesseldorf, si laureò in giurisprudenza, ma i corsi che frequentava con vero interesse erano quelli di filosofia e lettere. Tra i suoi professori vi era anche il grande letterato Schlegel, il quale lo incoraggiò nel pubblicare per la prima volta sotto il suo vero nome alcune poesie dando avvio cool alla vita di libero scrinore del suo dlievo. Nel i827 Heine pubblicò presso l’edi1ore Campe tutte le poesie fino ad allora raccolte in un volume intitolato “Buch der Lieder” che in seguito sarebbe divenlato una sona di breviario poetico tedesco mentre inizialmente non ebbe molta fonuna come lo stesso Heine aveva immaginato. A quei tempi la sua fama era basata soprattutto sui suoi racconti di viaggio ed altri lavori in prosa.
A Wilhelm Mueller, poeta a tono oggi pressoche dimemicato se non per le poesie che
Schuben utilizzo per i suoi due cicli liederisrici più famosi “Die schoene Muellerin” e
“Wimerreise” Heine inviò una copia. Sosteneva di aver trovato soltanto nelle liriche di Mueller quella semplicità espressiva vicina al Volkslied che egli stesso andava in quei primi anni cercando. Mueller gli somigliava in quanto poeta dell’infelicita, un uomo spesso in preda a depressione ma con un occhio estremamente attento alle ingiustizie sociali, tanto da essere perseguitato dalla polizia di Melternich per le sue simpatie rivoluzionarie.
Le prime liriche di Heine sono scritte spesso in foni tinte ma sempre sottoposte ad un ceno distanziamento nella più straordinaria maestria dei mezzi linguistici. Con il tempo la sua scrittura si arricchiva di mezzi stilistici diversi. Usava volutamente certe piccole “fratture emozionali” introducendo l’elemento ironico, rendendo la trama più verosimile e vicing alla realtà quotidiana. Le dissonanze che in seguito avrebbe usato più frequentemente tra “registro sentimentale” e “dimistificazioni” improvvise erano tanto più scioccanti per il pubblico quanto più egli apriva al lettore l’intimità dei suoi sentimenti come pochi altri.
Se guardiamo all’ironia heiniana degli “angioletti amabili” … che singhiozzano e gemono “durante” la danza nuziale … dell’amata del mio cuore” (Lied no. 9 della Dichter liebe) pid che Ia forma romantica é bersaglio quel mondo emotivo. ormai disgiumo da ogni realistica utilità.
Di grande rilevanza è ciò che scrive L. Minner nella Storia della Letteratura Tedesca, ove traccia magistralmente il profilo del romanticismo quale Categoria psicologica ” … il romantico non é il sentimento che si afferma al di sopra della ragione o un sentimento di particolare immediatezza, intensità o violenza, è piuttosto un fatto di sensibilità quando essa si traduca in uno stato di eccessiva o addirittura permanente impressionabilità,irritabilità e reattività. La più caratteristica parola del romanticismo tedesco “Sehnsucht” non é lo “Heimweh”, la nostalgia (male “cioè desiderio” del ritorno” ad una felicità già posseduta … ) é invece un desiderio che non può mai raggiungere la propria meta, perché non la conosce e non vuole o non può conoscerla: é il “male” (Sucht) “del desiderio” (Sehnen) … Anime inequiete che vivono la loro posizione di transitorietà permanente con intensità tanto passionale da non poler appartenere né al passalo né all’avvenire. Romantici furono In tal senso. ad esempio Petrarca e Catullo.
ln altri momenti storici pur esistendo in forma sporadica, questo desiderio di “desiderare” era per la cultura dominante completamente arginato da opposti valori che regolavano sopravvivenza, convenienza e rapporti di potere.
Così la feroce ironia di Heine quando presente, era rivolta verso gli altri e verso il costume ma soprattuto verso la propria vulnerabilità ed il mondo che sempre dovuto ferirla.
Spesso comunque si abbandona con irripetibile semplicità al sentimento (vcdi ad esempio il Lied no. 10 della Dichterliebe”).

La congeniale musica di Schumann sottolinea come non vi sia alcun pathos nessuna esagerazione e nessuna vergogna del sentire, nessuna difesa ironica – soltanto la resa totale all’amore ed alla sofferenza. Un simile cammino caratterizza anche la parte heiniana dello “Schwanengesang”, Schibert cambia l’ordine e la sequenza delle poesie da lui scelte. Si creava così una simbiosi nella quale ciò che è detto dal poeta è rivissuto pienamente dal compositore in un percorso che porta dall’eroico “Atlas” verso l’immagine irreale dello spettrale “Doppelgaenger”.
Molti autori vogliono trovare nel primo infelice amore di Heine il motore di tutta Ia sua poetica romantica dell’infelicità. Che ciò sia vero o che si tratti dell’espressione di una tensione dell’irraggiungibilità dell’oggetto amato necessario alla sua stessa creatività, è comunque fuori dubbio che per Heine l’amore, per essere tale é infelice condizione sine qua non. Le amate di Heine (quasi mai chiamate per nome) secondo il suo biografo Haedecke spesso presentano tratti di freddezza, rifiuto, sono esseri desiderabili perché interiormente distanti. Non sempre la figura femminile in Heine è percepita in tal senso. Questa spiegazione è accattivante ma forse un poco livellata artefatta per far quadrate il cerchio. ln realtà, escluso il tardo matrimonio poco sappiamo con qualche certezza sulla vita amorosa di Heine. Se guardiamo ad alcune poesie quali le prime cinque della “Dichterliebe”, “Sulle ali del canto” o “Addio” vi è comunque un andare insieme di amanti un sentire insieme di esseri profondamente legati accomunati e vi si trova anche la felicità che ne scaturisce – trovabile talora nellinfelicità stessa di un addio del dover lasciarsi.

Dal 1831 Heine viveva a Parigi quasi un esiliato politico; nel 1835 Ia Prussia vietava ogni pubblicazione dei suoi libri.
Crampi muscolari e paresi di quasi tutti i muscoli lo costrinsero nel 1848 a riconere alla morfina ed iniziava la lunga storia della sua “tomba di materassi” come egli definiva la forzata immobilità che lo avrebbe Legato per uno anni al letto ed alla poltrona allievata dall’assisenza della moglie Matilde. Oggi si pensa che la causa sia stata una sclerosi Iaterale amiotrotica e non la sifilide come egli stesso riteneva. Non cessò mai di scrivere, non perse mai l’attenzione per la politica ed il mondo che lo circondava. né la sua capacita di ironizzare su tutto, anche su se stesso. Al suo fedele editore Campe ad Amburgo scrisse in quei tempi: “é gia abbastanza costoso vivere a Parigi ma morirvi e ancora infinitameme più caro”.
Nel 1855 venne a conoscerlo una giovane donna. Elise Krinitz da lui teneramente chia mala “Mouche” e tanta era lincorrultibile forza dell’intelleno da stabilire un contatto tale tra il poeta ormai immobilizzato e la giovane letterata che per qualche mese gli fece da segretaria. E quando gli sia costato rinunciare forzatamente all’espressione tangibile di questo suo ultimo amor, Heine lodisse, come sempre, con inimitabile semplicità:

“Die Lotosblume erscheliesset
Ihr Kelchlein im Mondenlicht
Doch statt des befruchtenden Lebens
Empfaengt sie nur Gedicht“

“Il fiore di loto dischiude
Il calice alla luce lunare,
Non fertile vita riceve,
soltanto la sua canzone”

Dopo sì lunga sofferenza Heinrich Heine morì a Parigi nel 1856

The composer must not penetrate so deeply the meaning of the Lied , but rather to become himself a poet of the Lied.
E. T. A. Hoffmann

The year 1997 marked the two hundredth “birthyear” Heinrich Heine and Franz Schubert. Each of these remarkable personalities though widely separated geographically, forged a cultural alloy which aided in the development of Art Songs (Lieder) for the duration of the 19th century. Schubert, constantly searching, discovered Heine’s early works and composed accompaniment for six poems. Other composers followed suit. Schumann set a large number 0f Heine’s poems to music, likewise. The present live recording contains excerpts from two Florentine recitals patronized by the Institute for German Italian Culture (ICIT). These are a personal reflection on the part of its two interpreters, of the profundity instilled into Western musical culture by composers and poets of such extraordinary qualities as existed in the persons of Franz Schubert and Heinrich Heine.

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