Un Mistero Sacro in CD

DISCOGRAFIA

Ludus Danielis Pro Musica Firenze – Consert Fontegara

Un Contributo di Franco Viciani

25 ANNI DI MUSICA A LAMOLE L’EREDITA’ CULTURALE DI PADRE VALENTE GORI
a cura di Associazione PRO MUSICA Firenze
Collana diretta da Hans Ernst Weidinger

INDICE

UN DONO A PADRE VALENTE 7
Don Luigi Gori

RESURREXIT – ALLELUIA 11
Fr. Riccardo Maria Casagrande, o.s.m. Vicario Generale

LAMOLE 13
Monica Brini

PADRE VALENTE, L’ASSOCIAZIONE PRO MUSICA E LE STAGIONI DI LAMOLE 17
Franco Viciani

L’Associazione Pro Musica 17
Il Complesso Pro Musica Firenze 24
I componenti del Complesso Pro Musica 59
Appendici
1 – Articolo di Padre Valente per pubblicazione in Monte Senario 64
2 – Repertorio del Complesso Pro Musica Firenze 74

RICORDO DI PADRE VALENTE 85
Gabriele Micheli

PRO MUSICA E LA SCUOLA DI MUSICA DI GREVE IN CHIANTI 89
Sabrina Acquarelli

UN CIELO IN TERRA: LA “BELLA MUSICA SALISBURGO” A LAMOLE 92
Stefan David Hummel

LE STAGIONI CONCERTISTICHE A LAMOLE, PROGRAMMI 1989 – 2013 97
Riccardo Risaliti

GLI AUTORI 161
Redazione: Monica Brini
Impaginazione e design copertina: Daniela Seiler
Immagine di copertina: Daniela Seiler
stampato da tipografia grevigiana di Lapini T. & Viviani R., s.n.c. Via G. Pastore, 11/a I 50022 Greve in Chianti
Associazione Pro Musica Firenze (a cura di):
25 anni di musica a Lamole. L’eredità culturale di Padre Valente Gori.
Wien: HOLLITZER, 2013 (Stvdivm Fæsvlanvm – Cintoia • Greve • Chianti, 3)
© HOLLITZER Wissenschaftsverlag, Wien 2013 HOLLITZER Wissenschaftsverlag
Trautsongasse 6/6, A-1080 Wien
un dipartimento della HOLLITZER Baustoffwerke Graz GmbH
Stadiongasse 6-8, A-1010 Wien www.hollitzer.at All rights reserved.
2nda edizione rivista ed ampliata
ISBN 978-3-99012-107-8 (pbk)
ISBN 978-3-99012-108-5 (pdf)
ISBN 978-3-99012-109-2 (epub)

UN DONO A PADRE VALENTE

Era un caldo pomeriggio d’estate del 1936 quando ci incontrammo per la prima volta e di cui conservo un vago ricordo. Lui quindicenne, passava dal Collegio della Poggerina al Convento di Montesenario per intraprendere un percorso apparentemente obbligato, lasciando una famiglia e le sue piccole ovvietà. Aveva da tempo posato su di me il suo calore rigonfio d’amore, nel momento esatto in cui scelse per nome che mi avrebbe accompagnato per la vita.Valente appariva, sin da ragazzo, sicuro delle sue scelte e determinato nel volerle perseguire. L’aspetto più terreno di lui è sempre stato la coerenza. Mi nasce spontaneo un sorriso al solo pensiero della sua avversione al compromesso, all’eccesso, alla scarsa indulgenza. Per difendere i suoi principi, radicati e giusti, si è spesso trovato in difficili circostanze, sopportate ed affrontate sempre con estrema dignità e serenità. Ho sempre ammirato questo aspetto limpido e rassicurante del suo essere cristiano. La purezza del suo sentimento sincero, del suo voler imparare per poter donare mi hanno accompagnato in tutte le mie scelte. Senza dubbio averlo vicino è stata per me una fortuna sconfinata e sapere che in qualche modo potevo sempre contare su di lui, una salvezza. Il mio futuro è stato senza dubbio segnato dalla sua figura, ma sempre in maniera impercettibile ed estremamente delicata. Il suo talento, mai imposto, il suo desiderio di esprimersi per non disperdere l’immenso valore che era in grado di trasmettere, gli hanno permesso di entrare di diritto nella storia della Musica Antica. La sua persona, la sua benevolenza, la sua voglia di condivisione invece lo hanno impresso nel cuore della gente che incontrava.
Questo volume è un dono, umile come lui è stato, per dichiarare un affetto profondo per un uomo, un fratello, un Padre che ha trasformato la sua vita nello strumento di sé in favore di chiunque voglia farne uso. Mi riempie di gioia aver partecipato alle sue giornate, ai suoi momenti felici, averlo sostenuto negli attimi difficili e faticosi di un cammino segnato. Ricordarlo, sempre, ogni giorno, parlare di lui, raccontare della pienezza della sua esistenza, è una gioia, un dovere, pari al desiderio di sapere che non potrà essere dimenticato. Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito con la propria collaborazione ed esperienza alla stesura di questo libro. Soprattutto vorrei ringraziare lo STVDIVM FÆSVLANVM per il sostegno senza il quale non avremmo potuto perseguire questo significativo progetto editoriale.
Don Luigi Gori

Casole (Lamole) 12 Aprile 2013

Fino alla sua permanenza nel convento della SS. Annunziata, Padre Gori usò il nome da lui scelto al momento della professione religiosa, cioè Padre Enrico. Dopo aver deciso di vivere in una piccola comunità di frati vicino all’antico collegio dei Servi di Maria, alla Poggerina (Comune di Figline Valdarno, presso Ponte agli Stolli), optò per il suo nome di battesimo, cioè Valente. Questo per spiegare perché alcune partiture musicali da lui trascritte sono connotate dal nome Enrico ed altre, successive, dal nome Valente.
 Padre Valente Gori (1921 – 1999)

RESURREXIT – ALLELUIA
L’11 agosto 1999, nell’ospedale di Figline Valdarno (FI), è deceduto all’età di 77 anni (61 di vita religiosa), fra Enrico Maria (Valente) GORI, O.S.M., frate presbitero di voti solenni, figlio della Provincia Toscana, di famiglia nella comunità de la Poggerina.
Nato il 15 ottobre 1921 a Torri di Rignano sull’Arno, provincia di Firenze, diocesi di Fiesole, figlio di Settimio e Giulia Gerini, entrò appena adolescente nel nostro collegio de La Poggerina, dove compì gli studi medioginnasiali. Entrato in noviziato a Montesenario il 25 ottobre 1936, emise la prima professione il 28 ottobre dell’anno successivo. Frequentò il corso filosofico in Firenze e quello teologico a Roma, nel collegio S.Alessio, dove emise la professione solenne il 5 novembre 1942. In attesa della ordinazione presbiteriale, tornò in Provincia e fu mandato ad insegnare nel collegio de La Poggerina e vi restò anche dopo l’ordinazione avvenuta il 18 maggio 1944.
Nel 1946 tornò a Roma, dove frequentò l’istituto di Musica Sacra e fu aiutante di Segreteria nella Curia dell’Ordine di San Marcello.
Nel 1949 fu chiamato a dirigere la cappella musicale della SS. Annunziata in Firenze. Dopo un breve perioso trascorso in Inghilterra per apprendervi la lingua inglese, tornò alla SS Annunziat,a dove continuò ad occuparsi di musica, insegnando anche ai giovani professi ivi residenti. Vi ricoprì anche l’ufficio di economo conventuale e in quanto tale dovette seguire i lunghi e ingenti lavori di restauro dello storico e antico convento.
Finito il Concilio e iniziata la riforma liturgica, nel 1963 passò nel convento dei Sette Santi in Firenze e nel 1966 in quello di Ponterosso (Figline Valdarno); qui riprese l’attività musicale curando un piccolo coro, cercò di sviluppare alcune opere ricreative e caritative e si dedicò al lavoro manuale di imbianchino e di coltivatore di fiori.
Nel 1978, avendo la Provincia riconsegnato al Vescovo la parrocchia di Ponterosso, si trasferì con gli altri due frati della comunitàù a La Poggerina, dove continuò il lavoro manualeagricolo e sviluppò la sua attività musicale con il complesso vocale “pro Musica”, che si esibì in molti concerti (laudi medievali, composizioni rinascimentali, oratori sacri di Carissimi, Palestrina, Monteverdi, ecc) offerti in varie occasioni e in più luoghi, nei nostri conventi e soprattutto nella zona di Greve in Chianti.
Fra Valente M., dotato di particolari qualità di mente e di cuore, di eminente intuito artistico, ha servito l’Ordine e la Chiesa mettendo a frutto i suoi talenti. Moltissime persone dentro e fuori dell’Ordine hanno goduto dell’arte musicale da lui coltivata. Religioso “artista”, sapeva scorgere nelle persone e negli avvenimenti, aspetti, finezze, problematiche, che poi cercava di comunicare agli altri come un pressante bisogno. Religioso per certi aspetti “inquieto e battagliero”, ha cercato di realizzare nuove forme di testimonianza religiosa, impegnandosi nel lavoro manuale e ad essere vicino alla gente del luogo, prestando attenzione ai suoi problemi e offrendo aiuto quando necessario. La testimonianza della “povertà” è stata per lui un assillo che non lo ha lasciato mai tranquillo.
Le esequie hanno avuto luogo nella Chiesa de La Poggerina; erano presenti con il Vicario generale e il Priore provinciale molti frati della Provinciam, numerosi sacerdoti, tra cui il fratello Don Luigi, gli altri fratelli e familiari, i suoi “cantori” e numeroso popolo che lo aveva conosciuto e apprezzato. Il Vescovo di Fiesole che ha presieduto la Messa esequiale ha ricordato con riconoscenza, del Padre Valente, la famiglia di origine che ha dato alla Chiesa due sacerdoti, e il lungo, più che trentennale, servizio alla Chiesa fiesolana, sottolineandone, oltre che l’impegno musicale, la sensibilità caritativa che si concretizzava in frequenti gesti di generosità: in ciò si è manifestata la sua identità di servo di Maria che, secondo il racconto della Visitazione, si è messa a servire e ha lodato il Signore cantando con il cuore il “Magnificat”. Come prescrivono le nostre Costituzioni (cap. III, art.32), verso il fratello defunto manifestiamo il nostro amore implorandogli la misericordia del Signore. Roma, dal nostro convento di San Marcello, 25 ottobre 1999, memoria del Giovannangelo Porro.
Fr. Riccardo Maria Casagrande, o.s.m., Vicario generale

PADRE VALENTE, L’ASSOCIAZIONE PRO MUSICA E LE STAGIONI DI LAMOLE
Franco Viciani

Fu qui, in quest’antica chiesa, cui fanno corona le verdi colline del Chianti, che nel 1989 ebbero inizio le Stagioni Concertistiche di Lamole. Un quarto di secolo, nel corso del quale ogni anno, da giugno a settembre, si è tenuta – e si tiene tuttora – una serie di concerti (da dieci a quindici secondo gli anni) che hanno rappresentato un’importante offerta culturale per abitanti, visitatori e turisti. Ci sembra opportuno, in occasione delle “nozze d’argento” della nostra iniziativa musicale, ripercorrerne le origini e le caratteristiche che l’hanno contraddistinta.

L’ASSOCIAZIONE PRO MUSICA
Promotrice della Stagione Concertistica è stata l’Associazione Pro Musica, fondata da Padre Valente Gori, già direttore della Cappella Musicale della Santissima Annunziata di Firenze, da suo fratello Don Luigi, parroco di Lamole e presidente della stessa Associazione, da amici ed estimatori e da alcuni fra i componenti dell’antico Complesso Pro Musica Firenze, il gruppo musicale creato da Padre Valente e da tempo dedito, sotto la sua direzione, alla ricerca e all’esecuzione in pubblico di brani di musica antica. La proposta iniziale partì da uno degli antichi componenti del gruppo, Gabriele Zorn che, assieme al Maestro Riccardo Risaliti, noto pianista, docente e critico musicale, lanciò l’idea di assegnare una sede permanente ai concerti, fino ad allora presentati in vari luoghi dallo stesso Complesso e da altri musicisti ad esso associati. L’idea fu subito accettata e assecondata dagli altri componenti del gruppo, cui si unirono amici ed estimatori. L’iniziativa ebbe il sostegno immediato di alcuni enti, primi fra tutti la Cassa di Risparmio di Firenze e i Castelli del Greve Pesa.

Quando, nell’estate del 1989, venne lanciata la prima Stagione Concertistica di Lamole, non molto si faceva nel settore della musica classica, ed in particolare della musica antica, nel territorio del Chianti fiorentino. L’attività dell’Associazione ha avuto quindi carattere pionieristico, ed ha anche avuto una funzione catalitica, contribuendo a suscitare altre iniziative musicali nella zona. Nel corso delle stagioni concertistiche dal 1989 al 2013 sono stati eseguiti 270 concerti (senza contare i molti dati al di fuori della Stagione in varie sedi). I concerti dell’Associazione sono contraddistinti da tre caratteristiche salienti. La prima è quella di continuare e sviluppare l’attività di ricerca e riscoperta dell’immenso patrimonio di musica medievale, rinascimentale e barocca iniziata da Padre Valente Gori. Non si sottolineerà mai abbastanza il valore culturale di quanto Padre Valente ha lasciato alla città di Firenze e alla sua provincia sin dai lontani anni cinquanta. Già Direttore della plurisecolare Cappella Musicale della SS. Annunziata di Firenze, Padre Gori fu un vero pioniere in questo campo, avendo riscoperto tesori di musica vocale antica che lui stesso presentò in numerose occasioni in Italia e all’estero, nell’interpretazione del Complesso Pro Musica Firenze, che di quelle musiche fu spesso il primo esecutore in epoca moderna. Anche dopo la scomparsa di Padre Valente, avvenuta nel 1999, il Complesso Pro Musica ha continuato l’attività iniziata dal suo fondatore, eseguendo nel corso degli anni un vastissimo programma centrato sulla stagione concertistica estiva di Lamole, ma non limitato ad essa.

IL COMPLESSO PRO MUSICA FIRENZE

Le origini
La Stagione di Lamole ha radici assai lontane. Crediamo che il modo migliore di ripercorrere il lungo e affascinante tragitto che ha portato, prima alla creazione del Complesso Pro Musica e poi alla stagione concertistica, sia riferirsi alla presentazione che Padre Valente Gori scrisse in occasione della prima fra le venticinque stagioni che ne raccolgono la storia. Se ne citano qui di seguito alcuni brani:

L’Associazione PRO MUSICA ha come fine la diffusione dell’arte musicale in ogni ambiente idoneo al raggiungimento di tale scopo. E’ di natura culturale, non ha fini di lucro, è rigorosamente apolitica. Si è costituita con atto notarile nel 1987. Fondatori – insieme ad amici ed estimatori – i componenti del complesso vocale Pro Musica, nato all’inizio degli anni sessanta ad opera di elementi della Cappella Musicale della SS. Annunziata di Firenze. Quando questa dovette cessare l’attività, il Direttore scelse un piccolo gruppo di cantori con lo scopo di mantenere viva una preziosa esperienza musicale. Infatti la Cappella Musicale della SS.Annunziata, al servizio liturgico della omonima Chiesa-Santuario di Firenze, poteva vantare cinque secoli di attività ininterrotta.
La Cappella nacque ufficialmente nel 1481 con i primi contratti firmati con musicisti d’Oltralpe; ma già allora, nell’attività liturgica dei frati che la officiavano, la Chiesa dell’Annunziata aveva conosciuto una fervida vita musicale. I Sette Fondatori dell’Ordine – i Servi di Maria – che l’avevano costruita nel 1250 venivano da una di quelle confraternite di laici devoti che si riunivano a pregare e a cantare le lodi di Dio e della Vergine. I membri di queste compagnie si chiamavano con termine generico Laudesi, da Lauda, la prima forma musicale italiana che ci sia pervenuta e, che nel documento più antico che conosciamo (Codice 91 di Cortona) è testimoniata fin dal ’200.
I Fondatori dei Servi di Maria da parte loro mantennero etrasmisero ai loro seguaci  l’amoreper la Vergine e per il canto. Il convento di Siena in preziosi codici miniati, conserva –oltre al canto liturgico – due composizioni latine in un sistema di notazione musicale, per queltempo all’avanguardia. A Firenze la piccola Chiesa dell’Annunziata, già nel 1289, veniva dotata di un organo per sostenere il canto della salmodia e delle laudi e per interludiare.
Durante il Trecento anche l’Arsnova, raffinata espressione dimusica profana, trovò  in convento notevole spazio. Fra Andrea dei Servi, che ci ha lasciato una trentina di composizioni, ha nei codici l’appellativo di organista, come il grande Francesco Landini.
Nel 1379 fece costruire un nuovo organo, fornito anche di una pedaliera, di dodici note: prima testimonianza assoluta di tal genere, nella storia dello strumento. Alla sua scuola si formarono altri frati, ricercati come organisti anche fuori di Firenze. Notevole, alla metà del ’400, l’attività musicale di fra Biagio di Berto che ha rapporti artistici col famoso organista Antonio Squarcialupi (+ 1480), riceve nella sua Chiesa la celebrata Cappella del Re di Napoli, e promuove la formazione di giovani frati. Sopratutto, benemerito per aver fatto costruire due organi: uno nel 1453, opera del grande organaro Matteo da Prato, l’altro (dono di Piero dei Medici) nel 1465. Continuerà la sua opera un suo discepolo, fra Bernardo di Lucca, che oltre alla pratica del canto introdurrà in convento lo studio degli strumenti e della composizione. La nascita della Cappella Musicale nel 1481 fu quindi solo il coronamento di una lunga preparazione. I dieci o dodici maestri cantori, scelti fra quel nutrito stuolo di professionisti che dal Nord affluivano in Italia, furono all’Annunziata affiancati da una ventina di giovani frati. Sicché la Cappella fiorentina poté, fin dalla sua nascita, contare su più di trenta elementi; un numero che la poneva ai primissimi posti nel panorama musicale europeo di allora. I musicisti, anche se grandi compositori come Enrico Isaac (uno dei maggiori del ’400), erano impiegati soprattutto come cantori: con questo titolo si firmano anche nei contratti e nei ricevutari del convento. Di alcuni di loro, fra i cinquanta e più che nei primi dieci anni passarono dalla Cappella dell’Annunziata, rimangono composizioni anche nei manoscritti fiorentini. Raggiunsero meritata fama anche giovani frati come Alessandro Coppini, molto stimato da Lorenzo dei Medici. La Cappella reclutava anche dei ragazzi che venivano utilizzati per il canto ed erano avviati allo studio della composizione e degli strumenti. Tra essi Bartolomeo degli Organi raggiunse fama come organista e compositore di musica sacra e profana come, qualche anno più tardi, Francesco Aiolle e Bernardo Pisano.
Quasi un secolo dopo fu preso “a cantare laude in su l’organo”, come ragazzo cantore, Jacopo Peri, il grande cantante e compositore. Nei secoli seguenti la Cappella seguì gli sviluppi e le mode della musica da Chiesa, pur nella custodia gelosa del suo spirito animatore: ne è segno il costante amore per la “laude”, che intanto era diventata polifonica. Dal Seicento è documentata in convento, anche la pratica dell’Oratorio musicale. Fino all’Ottocento, la Cappella fu diretta preferibilmente da frati del convento: di alcuni restano le opere, anche a stampa. In questo secolo, secondo una pratica già incominciata negli anni precedenti, il coro fu generalmente affidato a maestri laici, scelti soprattutto nell’ambito del Conservatorio.
La Cappella, continuando l’antica tradizione, curava anche una scuola di strumenti ad arco e un coro di ragazzi cantori. Nel 1931 fu scelta dall’Ente radiofonico di Stato (EIAR) per la trasmissione domenicale di una solenne messa cantata alle 11. Fu questa l’occasione per promuovere la conoscenza del Canto gregoriano, affidato per l’esecuzione ai giovani frati dei due studentati dell’Ordine esistenti a Firenze. Dopo la pausa della guerra la Cappella conobbe una vivace ripresa. La cessazione di ogni attività a metà degli anni Sessanta fu inevitabile. Sarebbe oggi impensabile mantenere in vita un complesso di una quarantina di elementi per l’esecuzione domenicale di una delle venticinque messe in polifonia che costituivano il repertorio della Cappella. Non esistono più i due studentati a cui era affidata l’esecuzione delle cinque “parti mobili” (diverse per ogni domenica) in Canto gregoriano. Oltretutto la loro esecuzione sarebbe impossibile, a meno di non ritornare alla vecchia liturgia della Messa: erano in latino, infatti, i testi della polifonia e del Canto gregoriano.
E’ con lo scopo preciso di non disperdere questa enorme ricchezza spirituale e culturale che il Direttore della Cappella all’inizio degli anni ’60 dette vita al gruppo vocale PRO MUSICA che riscosse subito un ampio consenso di pubblico e di critica. Oltre al repertorio della Cappella portava infatti alla conoscenza del pubblico musiche, non esclusivamente religiose, di autori e ambienti soprattutto fiorentini: i già citati Bartolomeo degli Organi, Isaac, Coppini, Aiolle, Bernardo Pisano; e ancora Rampollini, Corteccia, Malvezzi, Marco da Gagliano. Cura particolare per le musiche di anonimi, trascritte direttamente dai manoscritti dove erano rimaste mute per secoli. Il Complesso è stato spesso chiamato per celebrazioni speciali: per due anni dal Comune di Certaldo ai Convegni Internazionali sull’Ars Nova italiana; dal Comune di Firenze, nel 1964, alle Cappelle Medicee per il centenario della morte di Michelangelo e, nel 1965, alla Certosa per quello della nascita di Dante.
In quello stesso anno collaborò con elementi del corpo di ballo del Comunale ad uno spettacolo nel cortile di Palazzo Strozzi, nell’ambito di una speciale Mostra dell’Antiquariato. Negli anni seguenti ha commemorato a Cascia due compositori del Trecento, Giovanni e Donato detti da Cascia o da Firenze, a Terranova la nascita di Poggio Bracciolini e quella della città nel 650° anniversario dalla fondazione. In questa sua più che ventennale attività, il Pro Musica ha accumulato una vasta esperienza e un repertorio che spazia dal Canto gregoriano, la laude dugentesca, i canti trobadorici, la musica francese dal ’200-’300 e l’Ars Nova italiana, alla polifonia sacra e profana del ’400-’500. L’ultimo significativo ritorno alle radici l’ha fatto in occasione di “Firenze capitale della cultura” con due esecuzioni su lauda, Ars Nova e polifonia alla SS. Annunziata, nell’ambito di una mostra dei Tesori di Arte appartenenti alla Chiesa. Da sottolineare inoltre gli 1965 – Certosa del Galluzzo, Firenze; Concerto per la celebrazione del settecentesimo anniversario della nascita di Dante Alighieri; Complesso Pro Musica Firenze. Da sinistra: Bianca Vanni, Gabriele Zorn, Franco Viciani, Umberto Baldini, Francesco Sclaverano, Sergio Catoni.
(foto) Di spalle: 
Padre Valente Gori, direttore. entusiasmanti successi che il Pro Musica, allora giovanissimo, ha ottenuto a Vienna a febbraio e a dicembre del 1965. Vi fu chiamato da René Clemencic a collaborare, per la parte vocale, con il suo complesso strumentale Musica Antiqua. Si trattava di un ciclo di concerti di antiche musiche d’Europa tenuti al Brahmssaal del Musikverein e all’Istituto Italiano di Cultura.
… Mantenendo al suo complesso vocale il ruolo originario e privilegiato con propria autonomia, l’Associazione Pro Musica curerà una maggiore diffusione della cultura musicale promuovendo la conoscenza di generi e stili non ancora proposti nell’ambito della sua attività. Ad attuare questo programma chiamerà anche complessi e solisti di alto livello.
[Così è stato sinora, da quando, dopo un’interruzione di una decina d’anni, il Complesso ha ripreso vita nel 1979].

… A ricordare le sue radici storico-musicali, l’Associazione ha scelto per simbolo lo stemma del Convento della SS.Annunziata: una S intrecciata allo stelo di un giglio. La sede è a Casole-Lamole: lo stupendo scenario che ha dato ispirazione al Complesso Pro Musica in molte sue esecuzioni. Lamole è diventata una scelta definitiva quale ambiente ideale all’esecuzione di manifestazioni musicali e culturali per la sorprendente bellezza del suo paesaggio, in una regione – il Chianti – luogo privilegiato per i suoi altissimi valori dello spirito e della cultura.

Abbiamo riportato quasi per intero questa presentazione scritta da Padre Gori venticinque anni fa, perché è a lui che noi, componenti dell’antico Complesso Pro Musica, dobbiamo la nostra eredità musicale. Non a caso nello scritto citato egli risale ad epoche remote, non per capriccio di studioso, ma per la passione di uomo che cerca di penetrare nello spirito dei tempi, scavandone il senso per ritrovare valori che trascendono epoche e culture. Ha così riportato in vita una tradizione che è parte della nostra civiltà, sottolineando quanto può esservi tuttora di significativo ed importante per noi uomini di oggi. Nel convento della SS. Annunziata Padre Gori, pur occupato nelle varie attività legate al suo ruolo, ha trascorso ogni momento libero immerso nello studio degli antichi manoscritti musicali, interpretandoli e trascrivendoli con attenzione in nitide riproduzioni vergate a mano con la pazienza di un antico amanuense. Ne ricreava sapientemente le armonie, riviveva con totale empatia l’animo dei loro autori immergendosi nelle loro emozioni e condividendo con loro le stesse ispirazioni culturali e spirituali. La sua sapienza non stava solamente nel riportare alla luce partiture dimenticate, di cui sapeva interpretare le non sempre facili indicazioni musicali e testuali ma soprattutto nello scegliere con sicuro intuito quanto di meglio, nella musica e nei testi, vi era riposto.
E’ grazie a Padre Gori che un gruppetto di giovani, scelti perché dotati di buone voci ma senza formale educazione musicale, iniziarono a ritrovarsi verso la fine degli anni ’50 quasi con spirito cospiratorio in una stanza seminascosta nei meandri del convento della SS. Annunziata per provare assieme laudi del ’200, brani del ’400 fiorentino e i grandi capolavori della polifonia rinascimentale.
Ci voleva la passione di Padre Valente per indurre questi ragazzi – istintivamente più sensibili alle vicende della Fiorentina Calcio, alle prossime interrogazioni al liceo o all’università, alle pene e alle gioie degli innamoramenti postadolescenziali che non all’interesse per la musica antica – a scoprire, ammirare e finalmente ad amare la bellezza dei testi e delle musiche di qualche secolo prima. Ma Padre Gori ci riuscì, e non è piccola impresa. Nacque così quello che inizialmente venne chiamato il Piccolo Complesso Polifonico della SS. Annunziata, poi denominato Pro Musica e successivamente “Pro Musica Firenze” per distinguerlo da altri gruppi che avevano scelto lo stesso nome per significare il loro amore disinteressato per l’arte musicale.

 O Redemptor – Trascrizione di P. E. Gori del 1963 Tenebrae Trascrizione e interpretazione di P. E. Gori

Rex autem David Trascrizione e interpretazione di P. E. Gori Amor che fai Trascrizione e interpretazione di P. E. Gori

Al tempo in cui prese forma il Complesso Pro Musica Firenze non si era ancora propagato in Italia l’entusiasmo nordeuropeo per la cosiddetta “early music”, un entusiasmo accompagnato dalla scelta di criteri interpretativi considerati dogmaticamente sacri: intonazione perfetta (e fin qui non possiamo che essere d’accordo), l’uso delle voci “fisse”, la lettura precisa delle note senza troppa attenzione al senso delle parole (spesso neppure comprese). Criteri quindi che spesso astraevano da ogni tentativo, ritenuto non essenziale, di interpretare la musica in consonanza con il senso del testo. Una moda che è durata per alcuni anni, per essere poi, per fortuna, saggiamente riveduta e corretta da molti fra i suoi stessi propugnatori. Tuttavia, ancor prima che i criteri d’oltralpe prendessero piede in Italia, Padre Gori chiedeva al nostro gruppetto cospiratorio di vivere interiormente il senso delle parole e delle note, cercando al tempo stesso di ricreare lo spirito delle epoche in cui erano state scritte, non rifuggendo da confronti analogici con altre espressioni artistiche degli stessi periodi, quali, ad esempio, a seconda delle epoche, austeri trittici medievali, eleganti raffigurazioni del primo rinascimento, espressività delle pitture del tardo rinascimento, del manierismo e del barocco. Un’operazione quindi di ricreazione dei canoni estetici di una data epoca, che non potevano non trovare eco anche nelle espressioni musicali del tempo. Tuttavia, Padre Gori nutriva un sacro rispetto per la “madre di tutte le musiche” (almeno delle musiche sacre europee) ovvero il Canto gregoriano. L’andamento della melopea gregoriana era considerato da Padre Valente un punto di riferimento per il fraseggio di gran parte delle musiche vocali successive, almeno fino agli albori del barocco, ma anche con alcune interessanti influenze su composizioni di epoche successive: giusto susseguirsi di sillabe più o meno accentuate, senza brusche sottolineature, seguendo un andamento consono al modularsi del parlato, con regolari diminuendi al termine delle frasi nel rispetto della naturale accentuazione delle parole. L’andamento delle frasi gregoriane, in buona parte applicabile anche a fraseggi polifonici, così come interpretato da Padre Gori, ricordava da un lato (ci si perdoni la similitudine visiva) l’andamento dei crinali delle colline del Chianti, dolce e sereno, dove non si ergono vette rocciose né vi si espande la piattezza uniforme di paesaggi privi di alture. Tale quindi (uscendo dalla metafora) da conferire eleganza e proprietà di linguaggio allo snodarsi del fraseggio musicale. L’interpretazione dei canti di intonazione popolaresca e della musica barocca si prestava invece, sempre nell’intenzione di Padre Gori, ad effusioni più libere, tali da esprimere in maniera appropriata, nel primo caso, la vitalità dell’ispirazione popolare e nel secondo, l’espressione degli “affetti” così eloquentemente sottolineata dalle musiche e dai testi del Seicento. La ricerca della proprietà di linguaggio non andava intesa soltanto in senso strettamente musicale, ma anche propriamente lessicale, ponendo quindi attenzione massima al significato delle parole e delle frasi e al di là di esse, allo spirito informatore dei testi posti in musica, fossero essi sacri o profani: molti di essi veri capolavori di poesia. Pur nel rispetto della cultura delle varie epoche, Padre Gori si atteneva fedelmente al principio di Claudio Monteverdi secondo il quale, “l’oratione sia padrona dell’armonia e non serva”, valorizzando così l’una e l’altra in armoniosa simbiosi.

A testimonianza dei criteri interpretativi di Padre Gori e a suamemoria, citiamo qui di seguito una frase che meglio di ogni altra considerazione vale a far capire quale fosse il suo spirito informatore. E’ una frase posta a conclusione di un articolo che egli scrisse per la rivista Monte Senario poco prima della sua scomparsa, con il significativo titolo

“ I n  p r i n c i p i o  f u  i l  c a n t o  g r e g o r i a n o ” .

Quell’articolo può, per molti aspetti, essere considerato una sorta di testamento spirituale di Padre Valente, come musicista e come uomo di cultura e di fede. In Appendice 1 si riporta la riproduzione del primo dattiloscritto autografo di tale articolo, con annotazioni e correzioni a mano dello stesso Padre Gori che, forse meglio della versione definitiva, rivela l’animo e le intenzioni del suo autore.
Ecco qui le sue parole:
“In me non ha prevalso né il fascino della liturgia né la gratificazione dei concerti e degli apprezzamenti. Piuttosto … la consapevolezza di aver comunicato ad altri, in gioioso servizio, il dono ricevuto. Perché la via pulchritudinis, come tutti i doni di Dio, per essere pienamente goduta va divisa con altri. Pur nei limiti della mia insufficienza ho cercato di esprimere e dispensare bellezza.”

Al desiderio di condivisa bellezza che Padrea Gori esprime nel suo articolo abbiamo cercato di ispirarci anche noi del Pro Musica, seguendo i suoi insegnamenti e il suo esempio. Dopo la scomparsa di Padre Valente nel 1999 il gruppo, sotto la guida prima di Francesco Sclaverano (uno dei “vecchi” ragazzi del Pro Musica) e poi di Gabriele Micheli

1998 – Abbazia di San Galgano; Ludus Danielis; Complesso Pro Musica Firenze.

(foto) Da sinistra: Ester Castriota, Sabrina Guidotti, Micaela Leoncini, Barbara Nizzi, Caterina Toso, , Elisabetta Braschi, Tiziana Somigli, Umberto Nizzi, Gabriele Micheli, Francesco Sclaverano, Umberto Baldini, Franco Viciani, Gabriele Zorn. Consort Fontegara; da sinistra seduti: Ugo Galasso, Gabriela Soltz, Andrea Carmagnola, Donato Sansone; Direttore: Padre Valente Gori.

Il repertorio del Complesso Pro Musica Firenze Il Complesso Pro Musica Firenze ha un ricco repertorio, dovuto principalmente al lavoro di ricerca di Padre Valente e successivamente a scelte operate dal Complesso stesso. Crediamo valga la pena di sottolineare in dettaglio la vastità del repertorio del Pro Musica. Si tratta di centinaia di brani che spaziano dal medioevo al ’600, con occasionali escursioni in epoche successive.

L’Appendice 2 contiene l’elenco dei brani costituenti il repertorio dello stesso Complesso. Gran parte di questi brani sono stati eseguiti nel corso delle stagioni concertistiche di Lamole, presentando al pubblico una gamma estremamente vasta di musiche, molte delle quali di raro ascolto, quando non addirittura mai presentate prima

in epoca moderna. Sul medioevo e sul primo rinascimento si è concentrata l’attenzione di ricerca e di prassi interpretativa di Padre Gori. Dalla scuola di Nôtre Dame alle laudi italiane, alle cantigas iberiche, all’Ars Nova e ai lavori di compositori del tardo Quattrocento e del primo Cinquecento, specialmente in ambito fiorentino, moltissime sono le pagine da lui studiate, trascritte e scelte. Rilievo particolare hanno assunto nei programmi eseguiti dal Pro Musica due grandi composizioni medievali: il Ludus Danielis e il Llibre Vermell de Montserrat. Il Ludus Danielis è stato eseguito più volte in pubblico in una trascrizione di Padre Gori. Va ricordata in particolare l’emozionante esperienza dell’esecuzione dello stesso nella cornice notturna dell’antica Abbazia di San Galgano, avente per volta il cielo stellato, con una resa acustica incredibilmente affascinante.

 Ludus Danielis Copia del testo originale del XII secolo Ludus Danielis – Trascrizione di Valente Gori

Restando in ambito medievale, anzi risalendo indietro nel tempo, si situa la passione di Padre Gori per Hildegard von Bingen. Riportiamo qui di seguito uno dei paragrafi del già citato articolo

“ In principio fu il canto gregoriano ” :

Ma la scoperta maggiore è stata la musica di Ildegarda di Bingen (1098 – 1179) … ‘Donata a Dio’ dai suoi genitori all’età di 8 anni, fu affidata ad un piccolo romitorio adiacente a un grande monastero benedettino (Disibodenberg in Germania). Ha imparato il latino sul salterio e la melodia gregoriana ascoltando il canto dei monaci. Così, senza vincoli di metrica o regole di “modi” musicali (lei stessa dice di essere ignara di ‘neumi’), si esprime in melodie che sono – mi si perdoni l’ardire – umanizzazione e insieme sublimazione del Canto gregoriano. C’è nella sua musica un mirabile connubio fra testo e melodia tanto che si può avere l’impressione che siano nati e cantati (da lei che aveva una bella voce) in un unico momento di ispirazione.

Il periodo storico coincidente con la nascita dell’antica Cappella Musicale della SS. Annunziata (tardo ’400) o ad esso di poco successivo, è stato anch’esso esplorato a fondo da Padre Gori, che ha rivissuto con competenza e con passione i rapporti tra la cultura del tempo e le espressioni musicali, sia sacre che profane. Particolarmente interessante è la dialettica sviluppatasi in quel periodo a Firenze fra due diverse concezioni di vita, quella rappresentata dalla vivace corte di Lorenzo il Magnifico (“Ben venga maggio”, “Quant’è bella giovinezza”) e quella invece ispirata al rigore di Girolamo Savonarola – il conflitto cioè fra i “palleschi” e i “piagnoni”. Il Pro Musica ha spesso presentato in concerto i canti gioiosi e sovente paganeggianti del tempo di Lorenzo, contrapponendoli ai loro “travestimenti spirituali”. Un esempio valga per tutti: “Venite, o donne a festa con l’abito a colore” e sulla stessa melodia, anche se con un tempo più lento, “Gesù sommo conforto, tu sei tutt’il mio amore”. Questo per confermare ancora una volta che le esecuzioni di brani musicali erano sempre per Padre Gori ed il suo gruppo anche momenti di riflessione sull’evolversi di vari aspetti della civiltà, sia in ambito civile che religioso. In periodi successivi, cioè giungendo al rinascimento maturo ed al barocco, l’attività di ricerca originale di Padre Gori è stata meno intensa, vista l’ampia disponibilità di testi già trascritti e criticamente riveduti (basti pensare al monumentale lavoro di Francesco Malipiero su Claudio Monteverdi). Tuttavia non è venuto affatto meno l’amore per le manifestazioni musicali dell’epoca. La grande polifonia classica, da Josquin des Près a Orlando di Lasso, da Pierluigi da Palestrina a Tomás Luis de Victoria e ai grandi madrigalisti italiani e stranieri è stata materia di studio appassionato e di gioia interpretativa.

Come non ricordare la passione che Padre Gori ci ispirava già sin da quando eravamo ragazzi nel coro della SS. Annunziata per i mottetti di quei grandi autori raccolti nelle antologie di Monsignor Raffaele Casimiri, già maestro dello stesso Padre Gori durante la sua permanenza a Roma?
E come non sottolineare lo studio approfondito delle composizioni di Monteverdi, presentate al pubblico nella loro molteplice varietà? Anche in questo caso non ci si limitava a goderne la genialità, ma si esplorava l’evoluzione dalla cosiddetta “prima prattica”, simile ai modelli dei madrigalisti classici, sia pure con elementi di grande originalità, alla “seconda prattica” in simultanea attenzione all’evolversi delle situazioni storiche e dello spirito dei tempi. Se cavalcando un lungo periodo storico, il coronamento dell’attività di ricerca di Padre Gori ha trovato in Hildegard von Bingen un punto di riferimento fondamentale, dall’altro lato la sua – e nostra – passione esecutiva è culminata (cronologicamente parlando) con l’esplorazione attenta ed esaustiva degli oratori di Giacomo Carissimi, uno tra i primi creatori del genere “oratorio”. Ne fanno testimonianza le numerose esecuzioni, accompagnate a quelle di un altro grande, suo contemporaneo, Heinrich Schütz. Si tratta di due compositori di diversa nazionalità e come tali, eredi di caratteristiche proprie dei loro paesi di origine. Ciò nonostante per citare il programma di uno dei concerti del Complesso, “… la musica del Cinquecento e del Seicento era anche caratterizzata da un comune sentire, meravigliosamente espresso dall’universalità di un linguaggio insofferente di ogni barriera e di ogni confine … I musicisti del tempo viaggiavano molto e comunicavano fra di loro senza che eventuali differenze etno-culturali fossero di impedimento al fecondo scambio delle loro esperienze”.

Pur restando principalmente nell’ambito temporale che va dal medioevo all’epoca barocca, il Complesso Pro Musica ha sperimentato anche escursioni occasionali in epoche successive, da Bach a Vivaldi, a Mozart, a Rossini, a Schubert. La parte finale di questo libro contiene l’elenco di tutti i concerti presentati dall’Associazione Pro Musica nel corso degli anni.

RICORDO DI PADRE VALENTE
Gabriele Micheli

Direttore del Complesso Pro Musica in seguito alla scomparsa di Padre Valente.
La prima volta che arrivai a Lamole non riuscivo a capire come un borgo così piccolo potesse ospitare una stagione concertistica così prestigiosa, tale da includere artisti di fama internazionale.
La buona volontà di pochi compie grandi opere per tutti.
Arrivai in un piovoso pomeriggio di settembre, alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, per ascoltare un concerto nel quale si esibivano amici – colleghi di una vita: Andrea, Paolo, Lucia ed Ester. Potei assistere a parte della prova di assestamento poi al piacevolissimo concerto, nel quale presentarono l’esecuzione di alcuni oratori di Carissimi. Fu anche la prima volta che incontrai Padre Valente Gori, al quale fui presentato da Andrea Perugi. Con lui ebbi modo di conversare durante la cena che seguì il concerto. Che bel ricordo, musicisti e cantanti che si intrattenevano ridendo e scherzando, uniti come compagni della stessa squadra. Poco tempo dopo fui coinvolto dal gruppo come cantore e a volte come clavicembalista o organista, a seconda delle necessità. Vale senza dubbio la pena entrare nel dettaglio dello svolgimento delle prove, che spesso si tenevano, al pomeriggio, alla Chiesa dei Sette Santi a Firenze. Bisogna altresì convenire che lo spirito con cui gli esecutori odierni la affrontano si diversifica ampiamente da quello proposto in origine dal nostro gruppo. Forse più cognizione musicologica e rigore filologico, ma senza la profonda istintività spirituale che rende la musica il linguaggio dell’anima. Negli anni in cui mi sono occupato del Pro Musica ho introdotto anche autori ‘più moderni’ rispetto al repertorio frequentato abitualmente dal gruppo. Il modus operandi, familiare ai cantori, di arrivare all’interpretazione attraverso la discussione del testo è sempre stata una soluzione valida e funzionante e per questo motivo è rimasto il sistema di lavoro che ha sempre contraddistinto il gruppo. Questo modo di interagire con la musica è sempre stato gratificante anche se sicuramente più faticoso rispetto al tradizionale “qui crescendo, qui si rallenta” etc etc.
Accanto a Palestrina, Monteverdi, Carissimi, Schütz adesso sono comparsi Pasquini, Scarlatti, Bach, Mozart per il piacere di fare della musica – motivo di condivisione con i nostri ascoltatori della gioa dell’esecuzione. Come si ringraziano i propri cari del bene quotidiano che ci rivolgono, pur attraverso mille difficoltà che la vita ci presenta? Rivolgendo loro lo stesso affetto, semplicemente. Credo sia l’unico segno tangibile di ringraziamento che si possa tributare ad un genitore, ad una persona cara. Lo stesso vale per gli amici con cui ho condiviso e condivido questa esperienza da tanti anni. Dopo aver attraversato mille difficoltà continuiamo a volerci bene e a rispettarci. Con Padre Valente le prove erano incontri culturali che spaziavano, partendo dalla musica e dai testi eseguiti, alla teologia, filosofia, analisi psicologica, semiografia, storia della musica stessa. Si discuteva con molta partecipazione e Padre Valente era un moderatore fantastico. La musica e l’esecuzione venivano affinate partendo dalla visione condivisa dello spartito, sotto tutti gli aspetti possibili ed immaginabili. I pomeriggi trascorrevano velocemente, così come sono trascorsi gli anni a seguire e tanti appuntamenti musicali. Parlai con Padre Valente per l’ultima volta in una sera d’estate. Giaceva in un letto di ospedale, sereno come sempre. Mentre uscii dalla stanza, dopo esserci salutati, mi richiamò indietro e mi chiese se avessi potuto pensare alla prosecuzione dell’attività del gruppo. Convenimmo che ne avremmo discusso al nostro prossimo incontro. Fu l’ultima volta che ci parlammo. Il secolo volgeva al termine e finiva un’epoca. Qualche anno dopo cominciai veramente a prendermi cura della prosecuzione del gruppo, pur conscio di non possedere né lo spessore culturale né le doti carismatiche di Padre Valente. Eravamo agli inizi del nuovo secolo, quasi un mondo nuovo. Sfogliai i programmi delle stagioni passate e vidi un immenso numero di autori, di brani, di interpreti. Una varietà veramente impressionante di capolavori della musica.

Riprendere tutti i lavori che furono eseguiti dal Pro Musica Firenze nel corso di 50 anni di attività sarebbe stato assai difficile. Molta della musica che Padre Gori sapientemente aveva tratto dall’oblio delle biblioteche di Firenze per farla tornare materia viva e diffonderla agli ascoltatori, adesso è accessibile molto facilmente a chiunque ne volesse far uso. Forse in un altro mondo sarà possibile.

Alcuni ricordi di Padre Gori.pdf


Nessuna recensione al Concorso Polifonico
Di Roberto Casi – Toscana Oggi – Settembre 1999

IGNORANTIA CRASSA ET SUPINA, questo era solito ripetere Padre Valente Gori, frate Servo di Maria, coltissimo musicista, buono e caritatevole, uomo di vera e profonda fede, mio Maestro ma soprattutto amico. Questo, dicevo, ripeteva Padre Gori quando qualcosa superava ogni limite di decenza (e gliel’ho sentito ripetere molte volte).
Non sono fuori tema, l’argomento è il Polifonico, il concorso Polifonico che come ogni anno passa come una meteora a ricordarci più che l’estate è finita che altro. Sì, la festa di fine estate della nostra città.
Nel lontano 1962 Padre Gori si presentò al Concorso Polifonico con un gruppo ristretto di cantanti della gloriosa e antichissima cappella della SS.Annunziata di Firenze; furono eliminati al primo turno, squalificati e gentilmente mandati a casa. Vedete, Padre Gori (che ci ha lasciato poco tempo fa, più precisamente l’11 agosto scorso) era un grande artista, musicologo e profondo conoscitore dell’arte del ‘recitar cantando’ e della polifonia sacra e (anatema) profana, di questo però alla giuria del concorso non interessò molto e furono squalificati perché Padre Gori si dimenticò di trascrivere poche note (un ritornello) dall’originale (lui consultava solo quelli) alla parte sua e a quella dei cantanti.
Tutto questo è grave, gravissimo per un concorso, certo in un concorso contano i voti, i numeri; ma alla storia questo non interessa. I cantori della SS.Annunziata erano il più bel complesso musicale del periodo, ma nulla si può contro un regolamento. A Padre Gori di essere buttato fuori dal concorso certamente non gliene importò niente, lo conoscevo bene, ma è a noi che doveva interessare. Chissà quanti cori saranno stati esclusi per simili motivi. I Concorsi dovrebbero essere eliminati tutti, da quelli alle poste a quello di S.Remo. La giuria di un concorso, per quanto preparata, preferirà sempre una esecuzione fredda ma precisa nei livelli (intonazione, ritmo, volumi, ecc.) a quella passionale e viva, magari non perfettamente intonata.
Il Concorso Polifonico nacque prima del Concilio Vaticano II; a quei tempi cantare in un coro significava conoscere gran parte del repertorio polifonico scritto per la nostra Chiesa; musica scritta dai più grandi compositori. Il Concilio ‘spazzò via’, di fatto la ‘Musica’ dalle Chiese ed oggi se va bene, i cori cantano Marco Frisina; non so se mi spiego!?
Però ai tempi in cui nacque poteva avere anche un senso un concorso; tanti cori dilettanti presi dalla provocazione di una gara, si ritrovavano nella nostra città a cantare polifonia: bello, bellissimo. Oggi però i cori dilettanti non ci sono più e quelli professionali non pensano di certo di partecipare ad un Concorso, non è il caso di trasformare il Concorso in Festival, Rassegna o come lo si vuol chiamare? E’ una proposta, sono il primo a farla? Meglio così.
Caro Padre Gori mi manchi tanto; avrei voluto essere alla tua, anzi vostra, esecuzione al Concorso Polifonico del 1962. Vi avrei applaudito anche senza il ritornello che distrattamente hai dimenticato di trascrivere. Mi ricordi il clarinettista Michael Portal che suonava Brahms (i famosi quintetti per clarinetto solo) in un concerto a Città di Castello; ad un certo punto dimenticandosi la parte iniziò a improvvisare fino a rientrare, molto più avanti, nella melodia scritta. Non solo non fu fischiato, ma fu un trionfo di applausi e di entusiasmo da parte di tutti (credo anche di Brahms).
Non esiste un metro di misura per l’arte e non esisterò mai. I Concorsi sono falsi, non rendono giustizia a nessuno nella storia, anche Mozart a cui fu preferito Salieri ed al fisico Carlo Rubbia che perse il Concorso di docente universitario a Padova. Ora poi so che si sono fatte nuove assunzioni alla Fondazione Guido d’Arezzo ed io sento già puzza di bruciato. Se qualcuno non fosse stato ancora informato sappia che il Concorso Nazionale è stato annullato perché si è iscritto un solo coro… ma perché non farlo partecipare da solo, una gara è sempre una gara, anche mio suocero è campione toscano seniores dei 5000 metri piani, certo, si presentò solo lui alla partenza ma non per questo annullarono la corsa: una gara è sempre una gara; no!?
Quanti anni ancora ci vorranno perché le menti illuminate della Fondazione capiscano che i Concorsi vanno bene solo per quelle anime semplici di miss Italia?
Sarebbe meglio prendere ad esempio Città di Castello con il Festival delle Nazioni, o Siena che sa organizzare magnifici corsi di perfezionamento all’Accademia Chigiana, Spoleto poi grazie al suo Festival è divenuta un punto di riferimento culturale mondiale. Ce ne sarebbero altri di esempi da fare ma credo che alla fine si riduca tutto ad un problema di ignoranza radicata, perché antica, della nostra città: un’IGNORANTIA CRASSA ET SUPINA.
Addio Padre Gori


A farmi conoscere Padre Valente Gori è fu David Bellugi, in quei giorni incoraggiato da un giudizio di suo padre, nel quale Piero si esprimeva a favore di Padre Gori dicendo che quel frate era un interessante e buon musicista. Per incontrare Padre Gori mi recai a Lamole in occasione di un suo concerto. Mi parlò con grande enfasi e convinzione del suo progetto circa il Ludus Danielis. Abbiamo lavorato molto sia come pre produzione (anali) che in post produzione (movimenti, sonorità e presenze). La registrazione fu effettuata nella chiesetta di San Vico l’Abate, una registrazione a più panorami bilanciati con casi mirati e dedicati.
Si posso solo confermare la forza, la grande carica umana, spirituale ed artistica, il suo ampio senso delle varie realtà e la sua grande visione di paesaggi sonori.
Giuseppe Scali (responsabile EMA Records)


Presentato il Ludus Danielis a Figline Valdarno diretto da Padre Valente Gori (Sandro Caldini).
Nella stessa occasione è stato presentato al pubblico di figline anche l’omonimo CD edito da EMA Records

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