Due giorni con EMA Vinci records al Conservatorio di Milano

di Anita Azzi

La musica non va in vacanza. O meglio, chi vive di musica è sempre in vacanza.
Partiamo che è ancora notte (gelida), dallo studio di Fibbiana (Fi) alla volta di Milano.
Alle 8 siamo lì, nell’antico chiostro annesso alla Chiesa di Santa Maria della Passione, autentico gioiello del tardo Rinascimento milanese custodito in questa parte della città, che è silenziosa e bella di una bellezza sobria che non ti aspetti.
La sala che ci accoglie è quella delle tastiere storiche: ci sono tre clavicembali, due spinette, un fortepiano.
Mentre vengono posizionati i microfoni non resisto e mi siedo davanti ad un delizioso cembalo Dowd su modello Taskin del 1740. Mai toccato prima uno strumento del genere, ma è un’occasione da non perdere: suono il preludio e la fuga in do minore, dal secondo libro del Clavicembalo ben temperato. (Sensazione impagabile. E che fortuna!)
Bach è il protagonista di questa nuova registrazione targata EMA Vinci records, con uno dei lavori più importanti dell’intera produzione cembalistica: le Variazioni Goldberg.
Ad eseguirle un interprete raffinato, profondo conoscitore dell’opera come dello strumento: Ruggero Laganà.
È subito magia, nonostante il freddo e le prove dell’allarme antincendio del Conservatorio, che impongono alcune pause. L’Aria, una delle pagine più alte e ispirate della musica barocca, si propaga limpida e quasi scolpita, attraverso le continue fioriture che decorano il tema; poi, una dopo l’altra, le meravigliose sue variazioni, scaturite da una mente eccelsa e affidate alle mani sapienti di Ruggero.
Un vero incanto, per l’udito e per l’anima.
Alle 14, pausa forzata: il Conservatorio chiude e tutti hanno bisogno di rifocillarsi, non prima di aver visitato Santa Maria della Passione, dove suona uno dei due bellissimi e imponenti organi posti ai lati dell’altare, dei quali ammiriamo le quattro porte dipinte da Gaudenzio Ferrari.
Nel pomeriggio ci avviciniamo al centro, per una riunione alla Suvini Zerboni, casa editrice musicale che si occuperà della pubblicazione dell’opera Il suono giallo del compositore Alessandro Solbiati, di cui Giuseppe Scali sta curando la grafica, oltre che la supervisione tecnica della parte audio-video. La Suvini fa parte della Sugar Music, i cui uffici si trovano in Galleria: ci troviamo a percorrere lunghi corridoi che hanno le pareti tappezzate dalle copertine dei dischi del passato per tornare poi al grande ingresso principale dove campeggiano i ritratti dei nomi di punta attuali della Sugar (Elisa, Bocelli, Ayane, per citarne alcuni).
Uscendo ci accoglie il festoso frastuono del cuore della città, pieno di gente e di luci: su tutte si staglia quella della Madonnina, che tentiamo di catturare con una foto per ricordare l’emozione che sempre trasmette la visione di uno scorcio del Duomo.
Trascorriamo la nostra notte milanese in una milanesissima casa di ringhiera di corso Buenos Aires, trasformata in un luminoso e iperfunzionale loft.
Il giorno dopo, ancora Bach. L’opera è mastodontica e deve essere cesellata a dovere, soprattutto nelle ultime variazioni che costituiscono una sorta di summa del virtuosismo cembalistico.
Ruggero Laganà è in gran forma, le sue dita percorrono le due tastiere con la sagace maestria di chi possiede una tecnica ineccepibile e nel contempo con la naturalezza che è propria del grande musicista.
A chiusura della trasferta milanese, pranziamo con Alessandro Solbiati ed Emanuela Piemonti, docente di Musica da Camera al Verdi nonché pianista di prim’ordine: la sua versione delle Goldberg, già registrata, costituirà parte dell’ossatura di questo originale progetto discografico, che prevede la rilettura del capolavoro bachiano interpretata sia al cembalo che al pianoforte.
Si parla di musica, naturalmente. E di montagna, scoprendo così una passione comune. La montagna, la visione del mondo dall’alto, il silenzio. “Quel silenzio che è uguale a ciò che si ha dentro mentre si suona” dice Emanuela, “quel silenzio che si trova salendo verso l’alto, verso le vette. Che sono fuori, visibili, bellissime. E uguali alle vette interiori che si raggiungono suonando.”


 

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