Ivano Battiston plays Johann Sebastian Bach

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Descrizione

You can not listen to this music without being amazed and wonder. It seems at times to be in a cathedral invaded by the sound of the organ. But, at other times, seems to hear the vibrations biting the reed of the clarinet or the soothing voice of the flute (…)

Toccata e Fuga in rem
Corale in Sol
Concerto Italiano
Concerto Italiano2
Concerto Italiano3
Corale Mib
Ciaccona

Toccata and Fugue in rem
Chorale in G
Italian Concerto
Concert Italian2
Concert Italian3
Choral Mib
Chaconne


Non si può ascoltare questa musica senza essere presi da stupore e meraviglia. Par talora d’essere in una cattedrale, invasa dal suono dell’organo. Ma, in altri momenti, par d’ascoltare le vibrazioni mordenti dell’ancia del clarinetto o la voce carezzevole del flauto. Occorre farsi prendere dalla raccolta atmosfera del corale Liebster Jesu, wir sind hier, per raccogliere i tanti accenti che provengono da quella scatola che è la fisarmonica e che diventa una scatola magica quando è presa in braccio a chi sa di arte: una vera scatola vivente che, aprendosi e chiudendosi, allargandosi e restringendosi, produce musica al ritmo del respiro di chi l’imbraccia e la stringe al petto; alza o abbassa la voce a seconda che si assecondi più o meno la sua fame di aria.

Forse, nessun altro strumento s’incorpora in chi gli dà vita come la fisarmonica, e forse nessun musicista s’immedesima nel suo strumento come il fisarmonicista. Ivano Battiston dà qui una prova delle possibilità che questo rapporto dischiude, proponendo pagine famose di J. S. Bach che conosciamo eseguite all’organo, al clavicembalo e al pianoforte; ora anche alla fisarmonica, strumento che, in quanto simile all’organo, consente alla voce di durare senza scemare, a differenza degli strumenti a corda pizzicata o percossa; in quanto simile al pianoforte, consente di variare la dinamica dei suoni e dunque di fraseggiare, come invece né l’organo né il clavicembalo permettono di fare. Così, non solo scopriamo un Bach che non avevamo ascoltato prima d’ora, ma ci sorprendiamo della versatilità d’uno strumento e dei servigi ch’esso può offrire in un repertorio musicale molto più ampio di quello al quale la tradizionale divisione dei generi musicali l’ha finora confinato.

Gustavo Zagrebelsky, professore emerito nell’Università di Torino

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