Carlo Galante – Carlo Boccadoro – Pomeriggi Musicali – Teatro dal Verme di Milano

Presso il teatro dal Verme di Milano, con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali diretti da Carlo Boccadoro inizia la produzione dell’Album monografico del compositore Carlo Galante. In programma tre composizioni per orchestra e solisti.

Le registrazioni si articolano in due giornate, 5 e 6 Giugno ed iniziano con Ghosts in Lammermoor per arpa e orchestra che vede come protagonista la celebre Luisa Prandina (prima arpa della Scala). Segue l’altra composizione per orchestra e solista, I tre gradi dell’invocazione con al violino Piercarlo Sacco (di Sentieri Selvaggi).


Orchestra de I Pomeriggi Musicali diretti da Carlo Boccadoro

5 giugno 2017

  • Ghosts in Lammermoor fantasia per arpa e orchestra (solista Luisa Prandina)

    La fantasia si ispira, naturalmente, alla famosa Opera donizettiana, ma non è un semplice ripasso delle melodie celebri come in molte delle composizioni ottocentesche tratte da temi d’opera, ma piuttosto, un libero sviluppo di alcuni suggerimenti musicali e di alcune atmosfere espressive tipiche della Lucia di Lammermoor. Lo spunto iniziale di Ghosts in Lammermoor è il momento in cui la protagonista Lucia fa il suo ingresso in scena, ingresso introdotto da un lungo e celebre assolo d’arpa: quest’assolo offre il materiale musicale a tutto il brano; materiale che mano a mano si trasforma e si deforma, allontanandosi sempre più dalla funzione vagamente decorativa dell’originale, per percepire le allucinazioni e i fantasmi da cui Lucia è turbata e che la condurranno alla pazzia. Ho scritto questo lavoro nel 2007, ora ne propongo una nuova versione, in cui la parte orchestrale è profondamente ripensata, soprattutto per quanto riguarda la stesura del primo violino che ora, ancor più che nella precedente versione, diventa appassionato interlocutore dell’arpa solista; quest’ultima guadagna un’ampia e virtuosistica cadenza che diventa, in qualche modo, il cuore del brano.

  • I tre gradi dell’invocazione per, violino e orchestra (solista Piercarlo Sacco)
    I TRE GRADI DELL’INVOCAZIONE evocano un  rito di passaggio: il percorso di trasformazione dei materiali musicali di scabra semplicità con cui il brano è costruito rappresenta una sorta di metafora di un percorso mistico all’incontrario, dal cielo verso terra, dall’immobilità dell’icona al movimento della danza. Ogni rito ha a che fare con il sacro, con la metamorfosi che il profano subisce durante il rituale che lo avvicina alla sacralità; questo brano tenta appunto di esprimere il cammino- tutto “terreno” e umanissimo-che porta al cambiamento interiore attraverso il continuo mutamento di brevi figure musicale precise e stagliate, chiamate a registrare le “tappe ” di questa evoluzione. L’invocazione, dunque, diventa ripetizione di “gesti” che cercano una tensione spirituale, il cui senso deve, però, trovarsi all’interno della “materialità” del nostro corpo e non nell’astrazione di un “altrove” lontano e trascolorato. Quando si intraprende un lungo viaggio si cerca di viaggiare “leggeri” e così ho fatto anche in questo viaggio musicale che lungo non è: ho cercato di eliminare ogni ridondanza, ogni forzatura, ma anche quel vasto repertorio di “sontuosità” virtuosistico-compositive di cui è capace la musica contemporanea. Ho metaforicamente messo il “saio”, preferendo una scrittura costituita da elementi, per così dire, primari, per caricarli man mano di forza e d intensità; credo, infatti, che molti misteri si nascondano proprio nelle cose (anche quelle musicali) più ovvie  e quotidiane che per una particolare forma di miopia nata dalla distrazione non riusciamo quasi mai a cogliere. Non a caso il grande scrittore austriaco Heimito von Doderer ci avverte: “le cose ovvie vanno continuamente sezionate fino ad una nuova resurrezione, altrimenti un bel giorno diventano persino incomprensibili”. Il brano I TRE GRADI DELL’INVOCAZIONE è diviso, ovviamente, in tre parti: il primo movimento MOSSO, ha un carattere estatico, ma aguzzo e geometrico come un’ icona dorata; il secondo tempo, NON TROPPO ADAGIO, è una sorta di notturno, morbido, scuro e vellutato; la terza parte, VIVACE, tappa finale di questa “ascesa-discesa”, la musica si trasfigura in una sorta di danza sacra: ritmica, iterativa, arcana.

6 giugno 2017

  • Lo sguardo estivo d’Apollo per orchestra


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[Racconti di pioggia e di luna di Carlo Galante]


 

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