Intorno a Firenze nel secondo ‘900 di Ilaria Baldaccini

Titolo Intorno a Firenze nel secondo ‘900
Compositori Giuseppe Bonamici, Carlo Prosperi, Gaetano Giani Luporini, Pier Luigi Zangelmi
Autori Ilaria Baldaccini
Organico Pianoforte
Tracce
Giuseppe Bonamici (1936 – 1978)

Quando il vento racconta sulle antiche pietre

Tre Movimenti
Movimento 1
Movimento 2
Movimento 3

Carlo Prosperi (1921 – 1990)

Intervalli: Armonia, Terze, Trillo, Melodia, Ribattuto, Progressioni, Due voci, Tre voci, Riepilogo

Sonatina profana
In modo “andaluso”
Arietta
Gran Finale

Gaetano Giani Luporini  (1936)

Nove Mantram: Domanda, Anelito, Gravitazione celeste, Volere e libertà, Canto angelico, Vita nei cristalli, Memorie egiziane, Respiri intervallari, Verso la luce

Pier Luigi Zangelmi (1927 – 2004)

Blu 4
I
II
III
IV

Descrizione
Altro Note del Booklet di Renzo Cresti e Ilaria Baldaccini
Registrato Registrato su Yamaha C3 nei mesi di febbraio – marzo 2017
Masters Audio 2017, Giuseppe Scali per EMA Vinci records
Grafica 2017, EMA Vinci records
 Copyright  @ 2017 EMA Vinci records 70078


SIAE-CLASSICI DI OGGI Vol. V
Intorno a Firenze nel secondo ‘900
ILARIA BALDACCINI
pianoforte


Giuseppe Bonamici (1936 – 1978)

Quando il vento racconta sulle antiche pietre

Tre Movimenti
Movimento 1
Movimento 2
Movimento 3

Carlo Prosperi (1921 – 1990)

Intervalli
Armonia, Terze, Trillo, Melodia, Ribattuto, Progressioni, Due voci, Tre voci, Riepilogo

Sonatina profana
In modo “andaluso”
Arietta
Gran Finale

Gaetano Giani Luporini  (1936)

Nove Mantram

Domanda, Anelito, Gravitazione celeste, Volere e libertà, Canto angelico, Vita nei cristalli, Memorie egiziane, Respiri intervallari, Verso la luce

Pier Luigi Zangelmi (1927 – 2004)

Blu 4
I
II
III
IV



Una sensibile rivalutazione dei compositori toscani del Novecento
di Renzo Cresti

L’uscita di un cd dedicato alla musica del secondo Novecento toscano è cosa rara e preziosissima, inconsueta perché il mercato non è attratto che dalla musica del repertorio, non certo dalla piccola nicchia di autori pressoché sconosciuti, non importa se questi musicisti siano o meno di grande valore; ma proprio per questo l’uscita è apprezzata perché copre un vuoto culturale e musicale, l’esigenza di conoscere musiche e compositori che hanno fatto non solo la storia recente della musica in Toscana ma anche quella di livello nazionale. Se poi mettiamo che questa operazione viene fatta da una giovane pianista il valore aumenta, vuol dire che non tutti i giovani seguono l’andazzo dell’omologazione culturale, speranza per il futuro.

In questa interpretazione la Baldaccini ha abbracciato il suono, si è lasciata guidare dalle vibrazioni che non sono solo musicali ma anche interiori; è un processo di scavo che si raggiunge solo con un atto d’amore ossia l’avvicinarsi in maniera ossequiosa allo spartito, rispettandone tutti i tratti segnati, per poi interiorizzare la musica e sentirsi liberi di abitarla, di dimorare nelle sue più segrete verità. L’interpretazione dei brani di Bonamici, di Giani Luporini e di Zangelmi sono una struggente dimostrazione di quanto la Baldaccini abbia soggiornato nella casa dei suoni, nel loro mondo, prima di sedersi al pianoforte e restituirci i commoventi tremiti sonori. Più legata a un’idea formale, giustamente, l’esecuzione del lavoro di Prosperi, ma con un tocco di originalità che rende assai vivi i profili formali di un brano para-classico ma vibrante.

La Baldaccini sta svolgendo da tempo un progetto assolutamente innovativo che riguarda la ricostruzione dei capisaldi della musica pianistica toscana, come in questo cd, che comprende autori nati negli anni Venti e Trenta, si comincia con Carlo Prosperi (Firenze 1921-1990) che è stato non solo un grande compositore ma anche un importante didatta, insegnante di composizione presso il Conservatorio di Firenze; la sua musica ha offerto, nella fluttuante storia e geografia della musica del secondo dopoguerra, un esempio di coerenza e di probità artistica, espressa con uno stile personale, pluri-seriale di straordinaria fantasia timbrica.

La Sonatina profana è la prima composizione nel catalogo di Prosperi, scritta nel 1943, durante il periodo di studio, l’autore ne dette l’autorizzazione all’esecuzione solo dopo una revisione avvenuta nel 1968; l’aggettivo ‘profano’ si riferisce all’umore canzonatorio del brano, un’ironia rivolta verso la forma-sonata accademica. Il brano è suddiviso in tre movimenti, In modo andaluso, Arietta e Gran finale: il primo si articola seguendo la forma e lo spirito del rondò, con gusto spagnoleggiante; la scrittura è agile, limpida, lineare, come anche nell’Arietta di felice ispirazione; il Gran finale si articola in forma bi-tematica e si basa su una poli-armonia; la tecnica pianistica è debitrice del pianismo di Prokof’ev.

Intervalli risale esattamente a 10 anni dopo (1953) e nasce dall’idea di alternare brevissimi frammenti sonori al silenzio che, fra un frammento e l’altro, è rigorosamente misurato; le particelle sono nove e portano dei titoli espliciti delle modalità con cui sono state scritte: Armonia, Terze, Trillo, Melodia, Ribattuto, Progressioni, Due voci, Tre voci, Riepilogo. Rispetto alla Sonatina profana l’impostazione compositiva è d’impronta seriale e puntillistica, che però non perde mai di vista il discorso musicale che, seppur miniaturizzato, mantiene la discorsività e la presa emotiva.

Piero Luigi Zangelmi (Torino 1927-Ameglia 2004) fu anch’egli docente presso il ‘Cherubini’, ma fu pure legato alla cultura torinese e da qui a quella francese, in specie simbolista; in una libertà quasi rapsodica seppe creare stati di stupore, utilizzando cellule melodiche, momenti sospesi; mise a punto una poetica del ‘suono blu’,  la quale si riferisce alla possibilità di sondare gli stati nascosti della nostra psiche, come in Blu 4 (1974) che comunica il senso di notturne attese, di un tempo spazializzato verso il silenzio. Il brano è costruito su una permutazione di episodi sonori che creano una struttura parabolica.

Giuseppe Bonamici (Pisa 1936-1978) si diplomò con Prosperi nel 1975 e nelle composizioni degli anni Settanta abbandonò la tonalità e si rivolse verso una personale e accurata scelta dei suoni, riprendendo il puntillismo narrativo proprio del suo maestro. I Tre movimenti furono iniziati nel 1968 e terminati nel 1976: il primo è agitato e nervoso, mentre il secondo è di carattere meditativo e il terzo impetuoso. Quando il vento racconta sulla antiche pietre (1976) è un lavoro che vede tre piccole varianti, ma sostanzialmente di poco conto e dimostra la fantasia poetica e la visionarietà di questo sfortunato compositore, morto troppo presto, ma che, soprattutto nelle sue ultime composizioni, come quelle proposte in questo cd, sa ben esprimere uno stile originale ispirato alla meditazione interiore.

Anche Gaetano Giani Luporini (Lucca 1936) è stato docente al Conservatorio fiorentino, prima di diventare direttore di quello lucchese e questi ambienti caratterizzano il suo stile che, da una parte, riprende il senso della costruzione tipica della razionalità fiorentina mentre, dall’altra, esprime un senso elegiaco proprio al carattere dell’arte lucchese. A Firenze, Giani Luporini studiò con Roberto Lupi dal quale apprese i segreti dell’antroposofia e, infatti, la sua musica risente molto di quegli studi, come dimostrano anche i Nove Mantram (con la ‘m’ finale per una maggiore fonicità) che la Baldaccini più volte ha eseguito alla presenza del maestro, essi sono: Domanda, Anelito, Gravitazione celeste, Volere e libertà, Canto angelico, Vita nei cristalli, Memorie egiziane, Respiri intervallari, Verso la luce; già i titoli sono espliciti dell’universo spiritualistico a cui si riferiscono; la Baldaccini è molto attenta e partecipe a collegare i suoni fisici con ciò che oltrepassa l’uomo, in maniera religiosa (in senso etimologico ossia che collegano il mondo sensibile con quello sovra-sensibile). Giani Luporini intende il suono non come intervallo, secondo la concezione tradizionale, ma come entità, seguendo la lezione spiritualistica di Lupi, scrive il maestro: «I Mantram sono il risultato sofferto di meditazioni sulla tensione evocativa di alcuni intervalli, un interiore percorso di anamnesi cosmico-umana, alla luce di una rinnovata coscienza del Pensare-Sentire-Volere».

Se l’omologazione è uno dei principali problemi della nostra (in)civiltà, dobbiamo essere grati alla Baldaccini per averci proposto queste musiche e averlo fatto con la partecipazione di mente e cuore, appassionatamente.


Note al testo
1- Cfr. Renzo Cresti, Carlo Prosperi, GIMC,  Lucca 1993
2- Piero Luigi Zangelmi, Il mio suono blu, Miano, Milano 1994: «Quel suono angosciosamente solitario che ci permette di indagare dentro di noi , non si tratta però solo di un suono, talvolta è un accordo o un inciso tematico. Perché blu? Perché è il colore degli stati onirici», pag. 34. A questa poetica del suono blu si riferisce la Baldaccini nelle fotografie presenti nel CD.
3- Cfr. AA. VV., Giuseppe Bonamici, a cura di Sergio Pernigotti, Giardini, Pisa 1987.
4- In Renzo Cresti, Gaetano Giani Luporini, musica fra utopia e tradizione, LIM Antiqua, Lucca 2005


Genesi dell’Album
di Ilaria Baldaccini

Il Maestro Luporini mi invitò a casa sua nell’aprile 2016. Lui, artista poliedrico che mi aveva affascinato fin dai primi anni di studi. Un pianoforte nell’angolo del salone, i suoi quadri, che vedevo per la prima volta dal vivo, alle pareti. Ascoltò i miei, i suoi Mantram. Li riascoltò una seconda volta agli inizi di maggio, poi in più occasioni in concerto, notandone l’evoluzione. Mi suggerì di ripetere a piacimento le caselle indicate in partitura, a seconda degli effetti che volessi ottenere. Mi disse di sentirmi libera di vivere la sua musica, senza l’osservanza ossessiva del testo. Mi fece capire che quando un compositore affida un brano all’interprete il risultato che ne sortisce è molto diverso da quello che lui aveva in testa nel momento del concepimento e che ciò è normale: i suoni cambiano forma, perché mediati da una diversa anima. Quella libertà che lui mi ha imposto l’ho rispettata, nei Mantram come nella musica degli altri autori che ho scelto per questo mio primo lavoro discografico. Ho cercato di attenermi a ogni valore scritto, a ogni pausa, a ogni dinamica e a incidere in modo estremamente fedele; poi ho inciso ancora, lasciandomi andare. Non poche volte ho preferito le seconde versioni, meno fedeli, ma più vere.

La maggior parte dei brani di questo CD vive di lunghe vibrazioni e risonanze, è una musica che nasce dal silenzio, che galleggia su suoni evocati, che l’interprete è costretto a cercare scavando nel profondo di sé e da lì seguirli sino alla loro risoluzione o dissolvenza. Questo è ciò che mi ha fatto innamorare di questo repertorio.

Ho scelto di ritrarmi in copertina con un gomitolo blu. Blu: il colore dell’interiorità, della profondità dell’essere. Blu come il suono di Pier Luigi Zangelmi, da cui sono partita per poi inoltrarmi nella musica della seconda metà del XX secolo, come srotolando una matassa di lana. Un autore mi ha trascinato verso l’altro, in un viaggio di scoperta di cui questo lavoro è solo la prima testimonianza.

Questo disco fa parte di un progetto, che ho chiamato NOVECENTO 2.0, che ha come primo obiettivo quello di dar voce ad autori che non abbiano avuto abbastanza spazio nel panorama musicale italiano e internazionale, partendo dai compositori che appartengano al mio retroterra culturale, quello toscano, di cui ho raccolto le tracce durante i miei anni di studio ai Conservatori di Lucca e Firenze. NOVECENTO 2.0 vuole diffondere un repertorio, quello del Novecento e il contemporaneo, stigmatizzato come inaccessibile ai più. In questo primo anno di lavoro, grazie all’aiuto prezioso di alcune Associazioni e all’inaspettato consenso del pubblico ho trovato il coraggio per continuare il mio percorso, di cui questo CD è solo una fotografia, l’impressione di un momento.


Dedico questo lavoro al M° Giovanni Carmassi, che con pazienza e dedizione mi ha insegnato a vivere i suoni e mi ha trasmesso l’amore per gli autori di questo cd; al M° Renzo Cresti, che ha visto nascere e crescere questo progetto, che mi ha costantemente incoraggiato a realizzarlo e lo ha promosso; a Flora Gagliardi, mio pilastro e guida; al M° Gaetano Giani Luporini, che mi ha ascoltato, consigliato e guidato nella ricerca dei suoi suoni; all’Associazione Ex Allievi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che appoggia da anni le mie iniziative e ha ospitato il primo ciclo di incontri di Novecento 2.0; al Prof. Franco Mosca, al M° Vincenzo Di Nubila, alla Dott.ssa Anna Letta, per l’approvazione, ideazione, realizzazione degli eventi; alla Comunità di San Leolino; al M° Carmelo Mezzasalma, che ha avuto e ha un ruolo fondamentale nella mia formazione; a Bernardo Artusi, a Lorenzo Artusi, a Bruno Meucci, a Giovanni Meucci, a Enrico Vannoni, a Alessandro Andreini, che con il loro esempio mi spingono a perseguire i miei obiettivi coraggiosamente e ad avere un rapporto costante con la Verità; agli Amici dell’Anima, mia seconda ‘casa’; ad Annaberta Conti, che ha saputo vedere oltre ciò che non ero; a Silvia e Giorgio, nella cui dimora ho inaugurato la mia ricerca intorno al XX secolo; all’Associazione ‘Cluster’ e all’Associazione ‘Laboratorio Brunier’; ad Arduino Gottardo, per i consigli, l’appoggio, la fiducia che mi riserva; al M° Marco Bargagna, al M° Luca Brunelli Felicetti, preziosi relatori del primo ciclo di incontri di Novecento 2.0; all’Associazione FIDAPA BPW – Sezione di Pisa, che mi ha assegnato il premio ‘FIDAPA DONNA 2017, per l’opera di diffusione culturale a servizio della musica’; al suo Presidente, Renata Bongiovanni; ad Adriano Sebastiani, che senza conoscermi a fondo, ha saputo accogliere le mie idee e indicarmi la strada giusta per realizzarle; a Ivano Battiston, che mi ha sostenuto nei momenti di dubbio e scoramento nel percorso che mi ha condotto a questa pubblicazione; ad Astrid, divenuta persona a me cara dopo la perdita di uno dei compositori che più stimo e che sarà protagonista di uno dei prossimi lavori discografici: Claudio Josè Boncompagni; agli amici e alle amiche, tanti e generosamente presenti: per ogni parola buona che mi hanno rivolto quando mi hanno visto titubante, per la condivisione di ogni gioia, perché credono nei miei sogni più di quanto ci creda io stessa; a mio padre e mia madre, che hanno gli occhi puntati su di me, pronti a sostenermi quando sembro cadere, a gioire di ogni cosa mi regali un sorriso; all’amore con il quale mi hanno cresciuto e che mi rende capace di donarmi agli altri; alla possibilità che mi hanno dato di poter essere quello che sono e di realizzarmi come voglio; a Stefano; alla EMAVINCI Records, che ha subito accolto il mio progetto discografico; a Giuseppe Scali, che ha saputo interpretare i miei momenti di crisi e porvi rimedio, esortandomi alla conclusione di questo lavoro


An important reassessment of the twentieth century Tuscan composers
by Renzo Cresti

The release of a CD dedicated to the Tuscan music of the second half of the twentieth century is a rare and very precious event, as well as unusual, as the market tends only to be attracted towards repertoire music, and certainly not to the minor niche area of virtually unknown composers, irrespective of their value. It is for this precise reason that this release is to be appreciated, as it fills a musical and cultural gap and satisfies the need to get to know music and composers whose contribution to recent musical history relates not only to Tuscany but to Italy as a whole. And if we consider that this initiative is the work of a young pianist, it becomes even more valuable and implies that not all young people adhere to cultural uniformity, which gives us hope for the future.

In this interpretation, Baldaccini has embraced the sound, and allowed herself to be guided by vibrations of an interior as well as a musical nature. This is a process of exploration which can be achieved only through an act of devotion and respect for the score and all its component elements, to internalise the music and feel free to live within it and discover its most secret truths. The interpretation of the pieces by Bonamici, Giani Luporini and Zangelmi are a haunting demonstration of how long Baldaccini has lived within the world of sounds, before sitting down at the piano and presenting us with these shimmering pieces. The execution of the works of Prosperi is closer to a formal ideal, and justly so, but it has a touch of originality which renders the formal profiles of a pseudo-classical but vibrant piece very lively.

Baldaccini has been involved for some time now in this absolutely innovative project of reconstructing the key works of Tuscan piano music which, as in this CD, includes composers born in the twenties and thirties, starting with Carlo Prosperi (Florence, 1921-1990), who was not only a great composer but also an important teacher of composition at the Conservatory of Florence. In the fluctuating history and geography of the period following the second world war, his music offers an example of coherence and artistic probity, expressed with a personal style of extraordinary, multilayered tonal fantasy.

The Sonatina profana is the first composition in the catalogue of Prosperi, written in 1943, during his study period. The composer only authorised its execution after revising the piece in 1968. The term ‘profane’ here refers to the teasing note of the piece, in which the irony is directed towards the academic sonata form. The piece consists of three movements, In modo andaluso, Arietta and Gran finale. The first follows the form and spirit of the rondo, and is of Spanish inspiration. The writing is agile, lucid and linear, as in the joyful Arietta. The Gran finale follows a dual theme and is based on a poly-harmonic. The piano technique owes a debt to Prokofiev.

Intervalli was composed exactly 10 years later (1953) and arises from the idea of alternating very short fragments of sound with a silence which is rigorously measured between one fragment and the next. There are nine of these mini-pieces, whose titles explicitly reflect the ways in which they are written: Armonia, Terze, Trillo, Melodia, Ribattuto, Progressioni, Due voci, Tre voci, and Riepilogo. By comparison with the Sonatina profana, the composer’s approach here is of a serial, pointillist nature, which however never loses sight of the musical discourse. For all its miniaturisation, it retains its loquaciousness and emotional impact[1].

Piero Luigi Zangelmi (Turin 1927-Ameglia 2004) also taught at the ‘Cherubini’ Conservatory of Florence, but continued to have links with the culture of Turin, and consequently to the French tradition, symbolism especially. With an almost rhapsodic sense of freedom, he was able to create states of stupor by exploiting melodic cells and moments suspended in time. He perfected a ‘blue sound’ poetic[2], which relates to the possibility of sounding out the concealed states of the human psyche, as in Blu 4 (1974), which conveys a sense of nocturnal expectation, a spatial time veering towards silence. The piece is constructed on a permutation of sonorous episodes which create a parabolic structure.

Giuseppe Bonamici (Pisa 1936-1978) graduated under Prosperi in 1975 and, in his compositions of the seventies, abandoned tonality and moved towards a personal, and careful, selection of sounds, taking up the narrative pointillism of his mentor. His Tre movimenti were begun in 1968 and completed 1976. The first is agitated and nervous, the second meditative and the third impetuous. Quando il vento racconta sulla antiche pietre (1976) contains three minor variants, but is of little substantial significance and demonstrates the poetic imagination and visionary nature of this unfortunate composer, who died young but, in his later compositions above all, such as those included in this CD, was capable of expressing an original style inspired by his personal meditations[3].

Gaetano Giani Luporini (Lucca, 1936) also taught at the Conservatory of Florence, before becoming director of the Conservatory of Lucca, and both of those institutions inspire his style, with the typical construction of Florentine rationalism on the one hand and that elegiac sense which is an essential part of the art of Lucca on the other. In Florence, Giani Luporini studied with Roberto Lupi, from whom he learned the secrets of anthroposophy. His music is strongly influenced by these studies, as is demonstrated by the Nove Mantram (with the final ‘m’ giving an added phonic effect), which Baldaccini has played on several occasions in the composer’s presence. The titles of these nine mantras are Domanda, Anelito, Gravitazione celeste, Volere e libertà, Canto angelico, Vita nei cristalli, Memorie egiziane, Respiri intervallari and Verso la luce. The titles themselves (Question, Yearning, Celestial Gravitation, Will and Freedom, Angelic Song, Life in Crystals, Egyptian Memories, Spaced Out Breaths and Towards the Light) are expressions of the spiritualistic universe to which they refer. Baldaccini takes great care to link the physical sounds with that which goes beyond the human realm, in the religious sense (in etymological terms, that which links the world of sense with the beyond-sense). Giani Luporini understands sound not as an interval, in the traditional conception, but as an entity, following the spiritualistic teachings of Lupi. In the words of the composer, “The Mantram are the result of troubled meditations on the evocative tension of certain intervals, an interior study of cosmic and human history, in the light of a renewed awareness of Thought-Feeling-Desire”[4].

If approval is one of the main problems in our (un)civilisation, we have to be grateful to Baldaccini for presenting this music to us, and for executing it passionately, with her mind and her heart.

 


Notes

[1] See Renzo Cresti, Carlo Prosperi, GIMC, Lucca 1993.

[2] Piero Luigi Zangelmi, Il mio suono blu, Miano, Milano 1994: «That lonely sound that allows us to investigate inside yourself. It is not about just a simple sound, sometimes is a chord or a thematic riff.
Why the blue? Because it is the color of the dreamlike state.» Baldaccini refers to this ‘blue sound’ poetic in the photos of the CD.

[3] See AA. VV., Giuseppe Bonamici, a cura di Sergio Pernigotti, Giardini, Pisa 1987

[4] In Renzo Cresti, Gaetano Giani Luporini, musica fra utopia e tradizione, LIM Antiqua, Lucca 2005.


The Album genesy
by Ilaria Baldaccini

Luporini invited me to his home for the first time in April 2016. He was a multifaceted artist who had fascinated me from the earliest years of my studies. There was a piano in the corner of the living room and his paintings on the walls. He listened to my version of his Mantram. He listened to it again at the start of May, then on a number of occasions during concerts, and noted the way in which it was evolving. He suggested that I repeat the frames in the score at will, depending on the effects I wanted to achieve. He told me to feel free to live his music, without obsessively following what was written down. He made me understand that when a composer entrusts a piece to a performer the result is very different from what that composer had in his head at the time of its creation, and that it’s perfectly normal if the sounds take on a different form, as they’re being filtered through a different soul. I respected that freedom that he imposed upon me in the Mantram, and in the music of the other composers whom I selected for this first recording of mine. I tried to follow each written note, pause and dynamic, and to be as faithful as possible to the original. Then I made a second attempt, this time letting myself go. In several cases, I preferred those second versions, which are less perfect but more truthful.

Most of the pieces in this CD contain long vibrations and resonance. The music is born from silence and floats on evocative sounds which the performer is forced to look for through a deep inner exploration, and then to follow them to the point of resolution or until they dissolve. It was this that made me fall in love with this repertoire.

I decided to appear on the cover with a ball of blue wool. Blue is the colour of the inner self, of the depth of being. Blue like the sound of Pier Luigi Zangelmi, with whose works I began my exploration of the music of the second half of the 20th century, a little bit like unrolling a ball of wool. Each composer nudged me on towards the next, in a voyage of discovery of which this disc is only the first testimonial.

This disc is a part of a project, named NOVECENTO 2.0 (20th Century 2.0), whose prime objective is to present composers who haven’t received the hearing they deserve on the Italian and international musical stage. I start with composers from my own cultural roots in Tuscany, whose creations I was able to track down during my studies in the Lucca and Florence Conservatories. The aim of NOVECENTO 2.0 is to present the 20th century and contemporary repertoire, which has been branded as inaccessible for most people. In this first year of work, thanks to the precious help received from a number of Associations and to the unexpected consent of the public, I found the courage I need to carry on with the project, of which this CD is merely a photograph, a moment’s impression.



#SIAEClassiOggi – #EMAVincirecords – #EMAVincicontemporanea


[Intorno a Firenze nel secondo ‘900 di Ilaria Baldaccini]


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