Bach Haus, opera da camera di Michele Dall’Ongaro

PROSSIMA USCITA

È stata scritta su commissione d’un teatro (l’Opera di Roma) e in gran fretta, con il compositore che passava man mano le parti all’ormai disperato direttore, che nottetempo le copiava e correggeva. Sembra la nascita di un’opera di Rossini. E – fatte le debite proporzioni – funziona quasi altrettanto bene. Lo prova è che ha già avuto varie edizioni e dopo dieci anni gira ancora, cosa rara per un’opera contemporanea nell’Italia di oggi. E gli autori ogni volta fanno alcuni cambiamenti, un po’ come Rossini. Ma il parallelismo finisce qui, perché se è vero che Michele Dall’Ongaro riempie la sua opera di citazioni letterali e allusioni mascherate a musiche precedenti, si tratta di musiche altrui, e non proprie come faceva Rossini. Che ci sia un po’ di Bach in un’opera intitolata Bach Haus, con protagonisti la stesso Sebastian con moglie e figli, non stupisce. La sorpresa è che in poche battute si passa da Bach a Puccini e a Bernstein: l’effetto è talmente spiazzante che lì per lì quasi non si riconosce la Butterfly. Non sono citazioni ricercate – neoclassiche o postmoderne o come si preferisca definirle – ma spontanee: “l’intento – scrive il compositore – era anche comunicare il grande amore, prima di tutto fisico, per la musica”. Missione riuscita: è così che si ascolta quest’operina, divertendosi e senza che passi per la testa l’idea di starci tanto a pensare.

La regia è di Cesare Scarton, le scene di Michele Della Cioppa, le proiezioni video di Flaviano Pizzardi, i costumi di Giuseppe Bellini, la Reate Festival Orchestra sarà diretta da Federico Amendola.

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